Il difensore dell’Arsenal Riccardo Calafiori, in attesa di giocare la finale di Champions League contro il PSG, ha raccontato la sua felicità per la conquista della Premier League.
Una Premier League conquistata dopo 22 anni di attesa e una finale di Champions da giocare contro i campioni in carica. Non c’è calciatore italiano in questo momento più in alto di Riccardo Calafiori. Il terzino dell’Arsenal è stato uno dei protagonisti della fantastica stagione dei Gunners, che può ancora regalare la prima storica Champions League della storia del club londinese.
Intervistato dal Corriere dello Sport, Calafiori ha raccontato la sua felicità per la splendida stagione vissuta, la cui unica nota negativa è stato il mancato accesso ai Mondiali con l’Italia. Il difensore azzurro ha espresso anche felicità per il ritorno in Champions League della Roma, squadra in cui è cresciuto e di cui è tifoso da sempre. Ecco le sue parole.
Arsenal, le parole di Calafiori
Partiamo dal titolo vinto nel giomo del suo ventiquattresimo compleanno.
“Vincere la Premier era uno dei miei sogni, per com’è andata la stagione è stata una cosa incredibile. Per certi versi è stato meglio vincerla in questo modo“.
Qual è stato il momento più bello?
“Il fischio finale di Bournemouth-City: eravamo tutti insieme a gufare (ride) e siamo esplosi di gioia. In tanti si sono come tolti un peso, dopo ventidue anni senza vincere il titolo“.
Tra gli italiani che hanno vinto la Premier, lei è quello che ha collezionato più minuti. Cosa ha significato la fiducia di Arteta?

“Tantissimo. A inizio stagione non me lo aspettavo ma poi quando inizi a prenderci la mano viene tutto più facile“.
Sabato giocherà la finale di Champions, pensa mai a quando la sognava da bambino?
“Ci sto pensando moltissimo ultimamente. Con il mio migliore amico la giochiamo spesso alla Playstation e stavolta anche lui verrà a Budapest. Si chiama Nicolò Cesaroni, spero sarà un’emozione“.
Come la sta vivendo?
“Al momento con molta serenità ma la prova del nove sarà salire sull’aereo. Sono opportunità che possono capitare anche una volta sola nella vita, quindi vanno sfruttate al meglio. Per quanto possibile, come le altre partite. Se stiamo provando qualcosa di speciale non posso dirlo…“.
Avete paura del Psg dopo il 5-0 rifilato la scorsa stagione all’Inter?
“No. È una partita secca, tutto può succedere. E poi loro l’hanno vinta l’anno scorso, magari adesso hanno meno voglia” (sorride).
Che effetto fa rappresentare l’Italia in finale di Champions?“
“Sono contento e la sento come una responsabilità. Spero di portare in alto la nostra bandiera e perlomeno di vincere questo trofeo, visto che non ci siamo qualificati al Mondiale“.
Al netto delle differenze tecniche, c’è un gap tra la Premiere la Serie A?
“Si, la differenza c’è e si vede. Quando sono arrivato sono rimasto scioccato e mi sono detto: “Ma cosa sono venuto a fare qua, non giocherò mai”. La differenza vera che vedo è per come si sviluppa la settimana: con sessanta partite l’anno, l’allenamento è più incentrato sul recupero, per farti arrivare alla partita al meglio possibile. E questa la principale diversità di mentalità“.
Gattuso sta per diventare il nuovo allenatore della Lazio, le fa piacere?
“Ovviamente mi dispiace un po’ per dove è andato ad allenare“.
L’ha sentito?
“Sì, è stata la prima persona che ho chiamato la mattina dopo aver vinto la Premier. Dopo la Bosnia ho preferito aspettare, spero e penso che lui mi abbia capito. E stata la prima persona che ho chiamato perché, come ho sempre detto, con me si è comportato benissimo, sia come persona che come allenatore. Mi è stato molto vicino in un periodo difficile, e lo ringrazio per tutto“.

È vero che non guarderà i Mondiali dopo l’eliminazione dell’Italia?
“È stato un momento molto difficile da affrontare. Giocare tanto con l’Arsenal mi ha aiutato ma sì, non credo di vedere nessuna partita. Sarebbe troppo doloroso“.
Cosa è mancato all’Italia in Bosnia?
“Per come era cominciata tutto faceva ben sperare, poi ci sono gli episodi… Ma c’è poco da dire, è una partita che dovevi vincere e basta. Spero che in qualche modo possa fare bene a tutti e che si possa ricominciare presto in un’altra maniera. Non so fare un’analisi precisa, però: è l’unica partita che non ho mai rivisto“.
Contento per la qualificazione in Champions della Roma? Ha sentito suoi ex compagni?
“Contentissimo. Ho sentito Mancini, Cristante e Pellegrini e alcuni mi hanno scritto per il compleanno”.
La Roma ha scelto di fidarsi del tecnico, proprio come ha fatto l’Arsenal. Pensa che un giorno la Roma percorrere le stesse orme dei Gunners?
“Sono contento del fatto che la Roma abbia dato fiducia a Gasperini. Credo possa fare solo del bene alla piazza e alla società. Ripartire da questa qualificazione in Champions spero possa portare la Roma dove merita, a quella squadra a cui ero abituato quando ero piccolo. Li tifo sempre”.
Cosa proverà la prossima stagione se ci si scontrerà?
“Ci vediamo all’Olimpico a settembre, me la sono immaginata così. Ci ho già giocato contro quando ero al Bologna. Sentire il boato “The Champions” sarebbe un’emozione incredibile”.
Si immagina di tornare un giorno?
“Sì il riferimento è solo alla Roma. Ho giocato pochissime partite, ero piccolo e mi piacerebbe tornare un giorno perché è la mia squadra del cuore nella mia città. Adesso sto benissimo qui e non vedo l’ora di tornare a vincere”.