In attesa di sapere chi tra Argentina e Spagna domani solleverà la ventitreesima Coppa del Mondo, ecco i dieci match conclusivi più famosi dei Mondiali.
I Mondiali 2026 sono arrivati al termine. Stasera alle 23:00 Francia ed Inghilterra scenderanno in campo per contendersi il terzo e quarto poso, mentre domani alle 21:00 ci sarà la finalissima tra Spagna ed Argentina.
La gara di domani sarà la ventitreesima della storia della kermesse. Tutte le finali di questo torneo sono state speciali, ma forse alcune lo sono state un po’ di più. Queste sono, secondo noi, le nostre migliori dieci.
10) Francia-Argentina 3-3 (4-2 dcr) – Qatar 2022
La scorsa finale dei Mondiali è stata una delle più divertenti di sempre. Quattro gol nei tempi regolamentari e due nei supplementari, più i calci di rigore. Ma non solo questo: la sfida tra Franca ed Argentina in Qatar è stata un continuo susseguirsi di botte e risposte: il vantaggio dei sudamericani con Messi su calcio di rigore, che mai aveva segnato in una finale, ed il raddoppio di Di Maria.
A dieci minuti dal termine i Blues erano ancora sotto di due reti. Gara finita? Nemmeno per scherzo. Le due reti di Mbappè nel giro di due minuti (la prima dagli 11 metri) regalano un pareggio insperato alla formazione di Deschamps. Nei supplementari l’Albiceleste torna in vantaggio sempre con Messi, ma ancora una volta è Mbappè a riequilibrare le cose, ancora una volta su rigore, realizzando una tripletta in finale che era riuscita solamente ad Hurst con l’Inghilterra nel 1966 contro la Germania Ovest. La parata miracolosa del Dibu Martinez su Kolo Muanì è il simbolo che le stelle quella sera tifano Argentina.
Alla lotteria dei rigori per i francesi sbagliano Coman Tchouameni, mentre gli argentini fanno cinque su cinque: quello decisivo è di Montiel, che regala la Coppa del Mondo all’Argentina per la terza volta nella sua storia. Messi raggiunge Maradona, e domani contro la Spagna avrà la possibilità di superarlo.
9) Olanda-Spagna 0-1 – Sudafrica 2010
Quello del 2010 è stato, a detta di molti, uno dei Mondiali più belli di sempre. E’ la prima kermesse mondiale a giocarsi in un Paese africano, nonché un’edizione con una delle colonne sonore più belle di sempre (“Waka Waka” di Shakira). Anche sul campo, però, i Mondiali 2010 non lesinano spettacolo e gol spettacolari. La finale di questa edizione del torneo, però, sicuramente non è stata spettacolare, ma ci ha regalato uno dei gol più emozionanti e più belli di sempre.
L’atto conclusivo è tra Olanda e Spagna: gli orange tornano in finale 32 anni dopo l’ultima volta, mentre per gli iberici è la prima volta nella loro storia. La gara è tesa e si gioca sui nervi: tante ammonizioni e poche occasioni. Entrambe le selezioni sentono il peso della partita, e la gara si trascina quasi inevitabilmente ai supplementari.
Al 116′ Iniesta riesce finalmente a sfondare il muro degli olandesi con un destro potente che non lascia scampo a Stekelenburg, regalando il successo alla Roja: il giocatore del Barcellona nell’esultanza si toglie la maglia, e sotto ad essa c’è la canotta con una scritta che recita: “Dani Jarque siempre con nosotros”. La dedica è per il giocatore spagnolo dell’Espanyol tragicamente scomparso l’anno prima a causa di un infarto mentre era in ritiro con la squadra. Un momento emozionante che fa subito il giro del mondo, e da quel momento in poi i tifosi dell’Espanyol, acerrimi rivali del Barcellona e quindi anche di Iniesta, ogni volta che il n.8 blaugrana giocherà all’RCDE Stadium, gli tributeranno sistematicamente una standing ovation.
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8) Olanda – Germania Ovest 1-2 – Germania 1974
La finale dei Mondiali del 1974 vede contrapposte non solo due squadre, ma due vere e proprie scuole di pensiero antitetiche. Da una parte c’è la Germania Ovest, la padrona di casa. Una squadra che fa dell’ordine e della disciplina le proprie caratteristiche principali, ma anche una nazionale che arriva all’atto conclusivo del torneo attraverso un percorso partito malissimo con la clamorosa sconfitta contro la Germania Est. Da quel momento in poi, però, Beckenbauer e co. non perdono più un colpo.
Dall’altra parte troviamo l’Olanda, e non un Olanda qualsiasi, ma una delle squadre più belle della storia del calcio. E’ la squadra di Crujiff e di Rinus Michels, che aveva reso l’Ajax il centro di gravità permanente di una rivoluzione calcistica che sta travolgendo l’Europa. Gli oranges giocano a memoria: fantasia applicata al contesto di gruppo, con il n.14 a fare da straordinario direttore d’orchestra di una squadra che sembra la vincitrice annunciata di quell’edizione.
A passare in vantaggio infatti sono proprio gli olandesi: dopo solo un minuto e mezzo dall’inizio della garaCrujiff accelera ed entra in area e viene steso da Breitner, l’arbitro decreta il calcio di rigore. A realizzarlo è Neeskens: il gol più veloce nella storia delle finali dei Mondiali. Una rete così a freddo avrebbe tramortito chiunque, ma non quella Germania Ovest. Gli oranges si rilassano troppo presto, e al 25esimo minuto Breitner si riscatta dall’errore precedente realizzando il gol del pareggio sempre su rigore.
L’Olanda accusa il colpo, e i tedeschi sentono l’odore del sangue: a sentirlo più di tutti è Gerd Muller, che al 43′ approfitta di una palla sporca in area e segna il gol del 2-1. L’Arancia Meccanica sembra essersi inceppata di fronte agli ingranaggi tedeschi, e la gara finisce esattamente così: la Germania Ovest diventa campione del mondo per la seconda volta nella sua storia.
7) Argentina – Germania Ovest 3-2 – Messico 1986
I Mondiali sono ritornati un’altra volta in Messico a soli sedici anni di distanza dalla prima volta. E’ inutile girarci intorno: questo è il Mondiale di Diego Armando Maradona. La Mano de Dios e il gol del secolo. Le magie del fuoriclasse del Napoli trascinano la Seleccion ed un popolo intero a giocarsi la sua seconda stella dopo il primo (controverso) successo del 1978.
Dall’altra parte però c’è la Germania Ovest, giunta alla sua seconda finale consecutiva dopo quella del 1982 (ne arriverà anche una terza quattro anni più tardi, sempre contro l’Argentina). Al 23esimo minuto Brown porta in vantaggio i sudamericani, e ad inizio ripreso Valdano fa il bis. Ma se c’è una storia che i Mondiali ci hanno insegnato è che la Germania non muore mai: prima Rummenigge al 74esimo e Voeller sette minuti dopo regalano il pareggio ai teutonici.
La fantasia di Maradona è ingabbiata dalla formazione tedesca, ma nonostante questo il n.10 trova il modo di lasciare il suo zampino anche in finale, servendo un assist visionario a Burruchaga a cinque minuti dalla fine: il giocatore del Nantes si invola verso la porta avversaria con una corsa di trenta metri e batte Schumacher: è 3-2 per l’Argentina, e Maradona conquista la sua prima (ed unica) Coppa del Mondo.
6) Italia – Brasile 0-0 (2-3 dcr) – USA 1994
I primi Mondiali statunitensi saranno ricordati per essere non come una delle edizioni più spettacolari di sempre, ma sicuramente come una di quelle con più pathos, specialmente nel loro atto conclusivo. A finire in questo atto ci siamo noi, che torniamo in finale dodici anni dopo il trionfo in Spagna. Dall’altra parte c’è il Brasile di Romario e Bebeto, ma a differenza di quello incontrato nel 1970 stavolta tutti hanno la sensazione che questo sia una delle selecao meno forti di sempre.
L’Italia è trascinata da Baggio e da un gruppo che, sotto la guida di Arrigo Sacchi, ha trovato con il passare delle partite la sua quadra. In finale, però, il n.10 della Juventus è alle prese con dei fastidi muscolari, mentre Baresi recupera miracolosamente dopo la rottura del menisco. La gara passerà alla storia per essere una delle finali più noiose di sempre: si gioca a Pasadena, sotto un sole cocente e con un tasso d’umidità incredibile. La sfida è avara di emozioni, e si trascina faticosamente ai calci di rigore.
I primi due tiri dagli 11 metri sono sbagliati sia da Baresi che da Marcio Santos, poi segnano Albertini, Romario, Evani e Branco. Massaro sbaglierà di nuovo per noi, mentre Dunga batte Pagliuca senza problemi. Il rigore decisivo lo sbagliamo noi, ma sicuramente non avete bisogno (purtroppo) che vi dica chi sia.
Il Brasile è campione del Mondo per la quarta volta nella sua storia, mentre negli occhi degli italiani rimane impressa quell’immagine del nostro numero 10 immobile e con le mani sui fianchi: un’istantanea che, purtroppo per noi, farà il giro del globo.
5) Italia – Germania Ovest 3-1 (Spagna 1982)
“Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! Campioni del Mondo!”. L’urlo di Nando Martellini entra nelle case e nel cuore degli italiani che quell’11 luglio del 1982 si riversano numerosi nelle piazze delle proprie città per festeggiare un Mondiale che mancava da quarantaquattro anni.
Eppure ai Mondiali di Spagna 1982 l’Italia c’era arrivata tra critiche furiose per lo scandalo del calcioscommesse, ma Enzo Bearzot è la guida tecnica e spirituale di un gruppo che, dopo le fatiche dei gironi, trascinata da un Paolo Rossi in stato di grazia arriva alla finalissima contro la Germania Ovest consapevole della propria forza. Nella finale di Madrid ad aprire le danze sarà proprio l’attaccante della Juventus al 53esimo del secondo tempo, che di testa regalerà il vantaggio agli azzurri dopo il rigore fallito nel primo tempo da Cabrini.
Da quel momento in poi è un dominio italiano: dodici minuti dopo Tardelli batte Schumacher dal limite per la seconda volta e ci regala un urlo passato alla storia proprio come quello del quadro di Munch. All’81esimo Altobelli cala il tris dopo una sgroppata, l’ennesima, di Bruno Conti. Breitner segna il gol dell’1-3, ma è tutto inutile. Un incontenibile Sandro Pertini in tribuna dice: “Non ci prendono più”. E sarà proprio così: l’Italia è campione del mondo per la terza volta nella sua storia. Un’Italia bella, piena di sogni, di speranza, di gioia. Che si unisce nella difficoltà e si abbraccia nella gioia. E’ proprio il caso di dirlo: “Nostalgia canaglia”.
4) Brasile – Italia 4-1 – Messico 1970
Per arrivare alla gioia del 1982 si è passati però attraverso la delusione del 1970. Sì, perché i Mondiali messicani sono un’edizione che ha visto sul campo, a detta di molti, la nazionale più forte di sempre. Purtroppo per noi, però, quella volta non era la nostra.
La finale del 1970 vede un’Italia forte, ancor di più dopo la storica semifinale contro la Germania Ovest giocata allo stadio Atzeca terminata 4-3 per noi: ancora oggi c’è una targa con scritto: “Qui si è giocata la partita del secolo”. E la Nazionale azzurra vuole ripetersi, è convinta dei propri mezzi, ma davanti ora ci sono loro: la squadra dei marziani. Quel Brasile non è una squadra, è qualcosa di irrepetibile, mai visto prima e mai visto dopo. E’ la squadra dei cinque numeri dieci: Pelè, Tostao, Rivelino, Gerson, Jairzinho.
Una squadra celestiale, e proprio in cielo sembra salire Pelé per realizzare la rete del vantaggio brasiliano al 18esimo minuto. Gli azzurri però non si abbattono, e trovano il pareggio al 37esimo con Boninsegna. I brasiliani però non sembrano essere più di tanto tramortiti, anzi, sembrano quasi annoiati. La ripresa però, purtroppo per noi, sarà tutt’altro che noiosa.
La selecao comincia a fare sul serio, e al 66esimo si porta in vantaggio con Gerson con un sinistro dal limite. Cinque minuti dopo Jairzinho segna la rete del 3-1: l’Italia è tramortita, spaesata. In cinque minuti il Brasile si è portato in vantaggio di due reti. Il poker lo cala Carlos Alberto all’86esimo, dopo una delle azioni corali più belle di sempre. Pelè solleva per la terza volta la Coppa Rimet: a differenza del 1994 quel Brasile non sarebbe potuto essere battuto nemmeno dagli Dei del calcio, perché quell’anno i Dei del calcio erano proprio i giocatori verdeoro.
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3) Inghilterra – Germania Ovest 4-2 dts – Inghilterra 1966
La finale dei Mondiali del 1966 rimane ancora oggi una dei più belli e controversi atti conclusivi della storia del torneo. Ad affrontarsi ci sono due nemiche “storiche”, non solo nel calcio: l’Inghilterra e la Germania Ovest. La selezione inglese ci arriva carica e con una spinta in più data dal pubblico di casa per provare ad agguantare la sua prima Coppa del Mondo, mentre i tedeschi ci sono già riusciti nel 1954, e vogliono rovinare la festa alla Regina.
A passare in vantaggio a Wembley sarà proprio la Germania Ovest con Haller al 12esimo minuto. La gioia dei teutonici però durerà ben poco, perché cinque minuti più tardi Hurst pareggerà i conti. Nella ripresa Peters porterà in vantaggio l’Inghilterra: la vittoria sembra cosa fatta, ma ad un minuto dal termine Weber rimette tutto in equilibrio.
Si va così ai supplementari, e al 101esimo minuti di gioco accadrà uno degli eventi più emblematici della storia dei Mondiali e del calcio. Hurst raccoglie un cross dalla destra e tira: la palla sbatte sulla traversa e riatterra a pochissimi millimetri al di qua della linea di porta prima di essere spazzata via. E’ dentro o fuori? Il guardalinee assegna subito la rete all’Inghilterra, ma l’arbitro non è convinto. Gli inglesi protestano in un senso, i tedeschi nell’altro: dopo una consultazione tra il direttore di gara ed il suo assistente il gol viene considerato valido.
I tifosi inglesi esplodono di gioia, mentre i tedeschi perdono la bussola prendendo anche il quarto gol, sempre da Hurst: il terzo gol del centravanti britannico sarebbe stato sicuramente da annullare perché, poco prima della rete e con la palla quindi ancora in gioco, un tifoso inglese aveva invaso il terreno di gioco, convinto forse che la partita fosse finita.
L’Inghilterra vince 4-2 e solleva la sua prima ed unica Coppa del Mondo davanti al proprio pubblico e alla Regina Elisabetta . Un successo, però, viziato da tanti dubbi sul gol del 3-2: dubbi che, ancora oggi, non sono mai stati chiariti del tutto.
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2) Germania Ovest – Ungheria 3-2 – Svizzera 1954
I Mondiali sono tornati in Europa dopo gli orrori della guerra. Sono i primi Mondiali di sempre ad essere trasmessi in televisione, nonché una delle edizioni di cui ancora oggi si parla, soprattutto del suo atto conclusivo che vede affrontarsi Germania Ovest ed Ungheria. I tedeschi devono riscattare la propria immagine di fronte al mondo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Un’impresa tutt’altro che facile: la selezione teutonica non è vista di buon occhio, e si vede al momento dell’inno, che non viene mai suonato integralmente in tutto il torneo per evitare quell’ “Uber Alles” che era stato uno degli strumenti di propaganda del nazismo.
Dall’altra parte c’è l’Ungheria. Proprio come l’Olanda di vent’anni più tardi, i magiari giocano un calcio rivoluzionario. Sembra strano dirlo adesso, ma l’Ungheria è la naturale favorita di quell’edizione dei Mondiali. Puskas è la stella polare di un sistema di gioco che trita ogni avversario gli si palesi davanti, ed uno di questi era stata proprio la Germania Ovest durante la fase a gironi: l’Ungheria aveva vinto per 8-3.
Il risultato sembra scontato a favore dei magiari, e tutti in quel pomeriggio di Berna ne restano convinti soprattutto dopo che l’Ungheria si porta in vantaggio per due volte in meno di dieci minuti grazie alle reti di Puskas e Czibor. La Germania Ovest però, approfittando degli errori della selezione ungherese, rimonta clamorosamente nel giro di venti minuti con i gol di Morlock e Rahn. La gara sembra essere destinata ai supplementari, ma a cinque minuti dalla fine è sempre Rahn a siglare il 3-2 per i tedeschi che ribalta completamente la situazione. Quello sarà anche il risultato finale: la Germania Ovest trionferà clamorosamente su una delle squadre più forti di sempre.
A gettare tante, anzi, tantissime ombre sul successo dei tedeschi, però, c’è l’ombra del doping. Qualche giorno la finale alcuni giocatori della Germania Ovest vennero colpiti da un’epatite infettiva. Inizialmente la Nazionale tedesca, tra cui il medico, diedero la colpa all’albergo, ma i proprietari della struttura rigettarono con forza le accuse. La verità verrà a galla solamente qualche decennio dopo: degli studi dell’Università Humboldt di Berlino sostenne che i giocatori tedeschi colpiti dall’epatite erano stati sottoposti ad iniezioni di Pervinin, oggi conosciuta come metanfetamina. All’epoca il medico della Nazionale tedesca si difese sostenendo che ai calciatori era stato iniettato del semplice glucosio. Ancora oggi molte ombre relative a quella finale, però, ancora non sono state chiarite: proprio per questo la finale di Berna del 1954 rimane forse quella più controversa dell’intera storia dei Mondiali.
1) Brasile – Uruguay 1-2 – Brasile 1950
Forse non ci sarebbe molto da dire, perché ancora oggi la sfida tra Brasile ed Uruguay ai Mondiali del 1950 rimane non solo la finale più famosa dei Mondiali ma, molto probabilmente, anche la partita più famosa della storia del calcio.
Molti, ma forse non tutti, sanno che quella tra uruguagi e brasiliani sulla carta non era una vera e propria finale. L’edizione dell’epoca prevedeva due fasi, entrambe caratterizzate da un girone: la vincente del secondo sarebbe stata Campione del Mondo. Questa forse è la parte meno importante di quegli incredibili ed assurdi Mondiali. Il torneo si giocava il Brasile, e proprio il successo della Selecao sembrava scritto nelle stelle per diversi motivi: i verdeoro erano la nazionale più forte, nonché i padroni di casa. Non giocavano solo per loro stessi, ma per un intero popolo: sembra retorica, ma mai come in quel caso era la verità.
Il Brasile era sotto la guida di un ex dittatore, Getulio Vargas, che tramite il calcio voleva ripulire la propria immagine dopo essere ritornato al potere in maniera (più o meno democratica). La selecao era la speranza di un Paese che sognava un riscatto sociale, e quale modo migliore per mettersi sotto i riflettori se non con i Mondiali?
La finale del Maracanà vede un Brasile sostenuto da oltre 220.000 tifosi (non ci saranno mai più così tanti spettatori per una finale dei Mondiali). Dall’altra parte, però, ci sono loro: l’Uruguay. Celebre sarà la frase del capitano: “Los de afuera son de palo! (quelli là fuori non esistono)”. Eppure, dopo un primo tempo a reti inviolate, a passare in vantaggio è proprio la selecao con Friaca: il Maracanà diventa un delirio incontenibile, ma gli uruguagi ricordano bene le parole del loro capitano, ed infatti trovano il pareggio al 66′ grazie a Schiaffino. Al Brasile basta anche il pari, ma dopo il gol dell’Uruguay si respira un’aria strana tra tifosi e calciatori. Una sorta di presagio di sventura, che si tramuta in realtà al 79esimo: Ghiggia batte sul primo palo Barbosa siglando il definitivo 2-1: l’Uruguay è clamorosamente campione del mondo per la seconda volta nella sua storia.
I fatti che accadono dopo il triplice fischio si mischiano tra leggenda e realtà: suicidi, malori improvvisi, centinaia di persone colte da infarto, ambulanze che vanno e vengono, il tutto mette la selezione uruguagia raccoglie la Coppa Rimet dallo stesso Jules, che si limita ad una fredda stretta di mano al capitano Varela. Non verrà suonato nemmeno l’inno per celebrare la vittoria, e molti giocatori uruguagi racconteranno anni dopo di essere rimasti sconcertati dalla disperazione che avevano visto dipinta sul volto dei brasiliani.
Una finale che, a distanza di settantasei anni, rimane ancora la più epica che si sia mai giocata. Conosciuta da tutti come il “Maracanazo“, quella tra Uruguay e Brasile è stata qualcosa di più rispetto ad una semplice partita di calcio. O forse no. Forse, infondo, è stata il calcio nella sua ineluttabile crudeltà, e la dimostrazione che questo non sarà mai solo uno sport. Per fortuna, o purtroppo.
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