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Como, la UEFA detta le regole. Mercato mirato per evitare una rosa ridotta

Como, la UEFA detta le regole. Mercato mirato per evitare una rosa ridotta

Il Como si prepara alla sua prima storica Champions League con l’obiettivo di non presentarsi al grande appuntamento da comprimario. La squadra di Cesc Fabregas, dopo un triennio di mercato fortemente internazionale, deve ora fare i conti con un ostacolo decisivo, le liste UEFA. Un vincolo che non guarda al valore dei giocatori, ma al loro percorso formativo e che oggi condiziona in modo diretto la strategia del club.

Le regole UEFA, dove nasce il problema per il Como

La Lista A per la Champions può contenere massimo 25 giocatori, ma almeno 8 devono essere “homegrown”, cioè formati localmente. 4 cresciuti nel vivaio del club (club-trained) e 4 cresciuti nei settori giovanili della federazione (association-trained).

Se questi slot non vengono riempiti, non possono essere sostituiti ed inevitabilmente la lista si riduce. Una squadra con solo due giocatori cresciuti nel proprio vivaio, ad esempio, può iscriverne soltanto 23.

La Lista B, invece, è illimitata ma riservata ai giovani cresciuti nel club per almeno due anni dai 15 anni in su. Non basta, però, a compensare eventuali mancanze nella Lista A.

Il Como quindi, nella lista da presentare entro il 2 settembre deve inserire 4 giocatori cresciuti nel proprio vivaio e 4 cresciuti nei vivai italiani. Ad oggi il club ha solo due giocatori formati nei vivai italiani, Edoardo Goldaniga e Simone Vigorito. Entrambi però non rientrano nelle rotazioni principali di Fabregas.

Sul fronte giovani, sono stati aggregati in stagione Matteo Papaccioli, Cristiano De Paoli, Samuele Pisati e Lorenzo Bonsignori.

Tutti, o quasi, con rasenti zero presenze in Serie A quindi utili per la Lista B, ma non per la Lista A. Gli altri homegrown utilizzabili sono Audero, Mazzitelli, Gabrielloni e Liberali, che però non è club trained e occupa uno slot nella Lista A.

Qui arriva il nodo da sbrogliare, il Como non deve comprare italiani, ma giocatori formati in Italia per almeno tre anni tra i 15 e i 21 anni. Il rischio è quello di presentarsi con soli 17 stranieri più Liberali, riducendo la rosa Champions a 18-19 giocatori effettivi.

Non conta il passaporto, basti pensare che Kenan Yildiz verrà calcolato come “formato in Italia” per la Juventus dalla prossima stagione.

Gli obiettivi per un mercato mirato

Per evitare una lista UEFA ridotta, il Como ha avviato contatti concreti per profili che possano colmare il vuoto regolamentare.

Samuele Ricci è il nome più caldo. Il Como ha già avviato i contatti con l’entourage del centrocampista del Milan ed i costi non spaventano la proprietà Hartono. Ricci garantirebbe qualità ed un posto “association-trained”.

L’operazione nasce da una necessità strutturale, più che tecnica. Dare senso alla lista UEFA e non arrivare con una rosa ristretta alla Champions.

Moise Kean viene monitorato da settimane, è un profilo giovane, già formato in Italia e potrebbe essere anche un potenziale titolare in Champions. Il Como non ha mollato la presa e sta cercando di trattare con la Fiorentina.

como

Il Como non deve stravolgere la rosa, ma inserire 2-3 profili formati in Italia che permettano di completare la lista UEFA senza sacrifici. La dirigenza ha già dimostrato di saper sorprendere il mercato, e la proprietà Hartono non ha problemi di budget. La priorità è evitare che la Champions inizi con una rosa ridotta per regolamento.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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