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Kvara domina l’Europa, ma il Mondiale può costargli il Pallone d’Oro

Kvara domina l’Europa, ma il Mondiale può costargli il Pallone d’Oro

Kvara è stato protagonista assoluto dei due trionfi europei consecutivi del Paris Saint‑Germain, leader tecnico nelle notti che contano, uomo simbolo della trasformazione del club, eppure, quando France Football pubblicherà la lista dei 30 candidati, il georgiano rischia di partire già con un handicap pesantissimo.

Non per colpa sua. Ma per colpa di un Mondiale a cui non potrà partecipare.

Un’annata da Pallone d’Oro per Kvara… almeno in Champions

Kvaratskhelia ha disputato una stagione semplicemente dominante. Gol, assist, leadership, continuità e nelle ultime fasi della Champions League è stato il miglior giocatore del torneo, un faro tecnico e mentale in una squadra che ha imparato a vincere attraverso il collettivo.

In finale è stato ancora una volta tra i migliori del PSG, confermando una tendenza che dura da mesi, cioè quando la partita pesa, Kvaratskhelia non sbaglia mai.

Non è un caso che Alex Del Piero abbia dichiarato ai microfoni Sky “Se non ci fosse la Coppa del Mondo, sarebbe sicuramente il Pallone d’Oro della Champions League, perché nessuno come lui ha determinato in termini di gol, assist e presenza in campo”.

E ha ragione, perché nel contesto europeo, Kvara è stato più decisivo di chiunque altro.

Il grande ostacolo, il Mondiale senza la Georgia di Kvara

Il problema è che il Pallone d’Oro 2026 non premierà solo la Champions. France Football lo ripete ogni anno: i trofei contano, e contano soprattutto quelli internazionali.

E in un’annata in cui si gioca il Mondiale, la Coppa del Mondo pesa come un macigno. La Georgia non si è qualificata e quindi Kvara non ci sarà. Questo, nella logica dei giurati, è un limite enorme.

Perché quasi certamente il trofeo finirà nelle mani di un giocatore protagonista a USA‑Canada‑Messico 2026, magari uno che ha brillato anche nel PSG campione d’Europa. I nomi più accreditati sono sicuramente quelli di Dembélé (che punta al bis), Barcola, Lucas Hernandez, Marquinhos, Nuno Mendes, Vitinha, Gonçalo Ramos, Fabián Ruiz. Tutti con un Mondiale da giocare e tutti con la possibilità di aggiungere un trofeo che Kvara non potrà nemmeno inseguire.

Perché Kvara lo meriterebbe comunque

Kvaratskhelia, PSG

Nonostante l’assenza dal Mondiale, i suoi argomenti restano fortissimi. Si tratta di dominio europeo, è stato il giocatore più determinante della Champions nelle fasi finali. Il suo impatto nel PSG è cristallino, ha guidato la squadra in un ciclo storico, contribuendo a due Champions consecutive, oltre che al campionato francese. La sua continuità assoluta che non ha avuto cali, è stato decisivo da agosto a maggio, e proprio per questo è centrale nel progetto di Luis Enrique, che lo considera un perno tecnico e mentale. È diventato il simbolo di un PSG che vince senza superstar, ma con un’idea. Se il Pallone d’Oro premiasse solo la Champions, Kvara sarebbe il favorito assoluto.

France Football, però è chiarissima, chiede ai giurati di valutare l’insieme di trofei conquistati, importanza del giocatore nelle vittorie, impatto nelle grandi competizioni internazionali. E qui sta l’inghippo, senza Mondiale, la sua candidatura perde peso.

Non è escluso dalla corsa, ma la strada è strettissima ed in un anno “normale”, Kvara sarebbe in cima alla lista. In un anno con il Mondiale come questo, rischia di essere il campione senza Pallone d’Oro.

E poi c’è un precedente che pesa nella memoria collettiva del calcio, quello di Robert Lewandowski.

Nel 2020 e nel 2021 il polacco aveva messo insieme stagioni da Pallone d’Oro “matematico”, ma l’assenza di un grande trofeo con la nazionale, unita alla cancellazione del premio nel 2020, gli ha impedito di ottenere ciò che meritava. Un caso che ricorda da vicino la situazione di Kvara: un talento dominante a livello di club, ma penalizzato dal contesto internazionale. È la dimostrazione che, nel meccanismo del Pallone d’Oro, la narrativa globale pesa quanto, se non più a volte, della prestazione individuale.

Kvaratskhelia, insomma, ha fatto tutto ciò che un candidato ideale dovrebbe fare. Ma come Lewandowski, rischia di scoprire che non sempre basta.

Il campione che sfida la logica del premio

Kvaratskhelia ha fatto tutto ciò che poteva fare. Ha trascinato il PSG, ha brillato nelle notti più importanti, ha mostrato un livello da top assoluto del calcio mondiale.

Ma il Pallone d’Oro 2026 non dipenderà solo da lui. Dipenderà da ciò che accadrà a migliaia di chilometri di distanza, negli stadi di USA, Canada e Messico.

Kvara è il candidato più forte, ma nel contesto sbagliato.

Ed è proprio per questo che la sua stagione rischia di restare l’ennesima dimostrazione che nel calcio moderno non basta essere il migliore, ma serve esserlo nel momento e nel palcoscenico giusto.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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