ULTIM'ORA

ESCLUSIVA CS – Paola Minaccioni: “Mio padre, la Roma e quel calcio ‘formato famiglia’ che oggi non c’è più”

ESCLUSIVA CS – Paola Minaccioni: “Mio padre, la Roma e quel calcio ‘formato famiglia’ che oggi non c’è più”

La nota attrice e comica Paola Minaccioni si è raccontata ai nostri microfoni in una chiacchierata a cuore aperto, tra ricordi d’infanzia e riflessioni sullo sport di oggi.

Figlia dello storico massaggiatore della Roma, Roberto Minaccioni, l’attrice ha ripercorso assieme a noi gli anni d’oro di un calcio “casereccio” e familiare, rivelando aneddoti inediti sugli spogliatoi del Tre Fontane e spiegando il suo personalissimo legame con la maglia giallorossa e il mondo dello sport.

A seguire, l’intervista completa.

Le parole di Paola Minaccioni

Che tipo di rapporto ha instaurato con il calcio?
«Sono poco informata, nonostante abbia vissuto questo mondo da vicino sin da piccolissima. L’eredità più preziosa che mi ha lasciato mio padre riguarda l’aspetto agonistico: la sfida dell’atleta per me resta affascinante. Mi colpiscono il senso del sacrificio, la fatica e la determinazione necessaria per ottenere un risultato. Oltre alle doti fisiche, mi incanta la “testa” che deve avere un campione per superare i propri limiti.
Sono ovviamente legata alla Roma per affetto e la società è ancora oggi molto calorosa con me e mia sorella, ma il mio approccio è diverso da quello dei tifosi accaniti.»

Quindi non la vedremo spesso allo stadio a fare il tifo?
«In realtà, essendo una “teatrante”, non riesco quasi mai a seguire le partite con costanza: mi perdo, mi distraggo. Molti miei colleghi ci riescono, io no.
In questo ho ereditato lo stile di mio padre, che è stato il massaggiatore della Roma per tanti anni. A un certo punto smise di seguire la squadra in campo perché preferiva la tranquillità delle mura domestiche; diceva sempre che la partita o la viveva dal campo o la guardava meglio in televisione. Il suo era un amore reale per la società e per lo sport, privo di qualsiasi esibizionismo o mondanità. Ho fatto mio questo approccio. Mi limito a seguire i risultati delle partite e so cosa succede, ma senza mai approfondire troppo.»

C’è qualche episodio dell’epoca che le è rimasto impresso?
«Moltissimi. Rispetto a oggi, l’ambiente ai tempi di papà era estremamente family e alla mano, quasi casereccio. Ricordo con tenerezza, ad esempio, quando Musiello ci regalò un cane.
Ma l’aneddoto più incredibile riguarda quella volta che, ancora piccolissima, entrai per sbaglio negli spogliatoi del Tre Fontane. Mi ritrovai all’improvviso davanti a Francesco Rocca: era di spalle, completamente nudo. Insomma, certi episodi rischiano di cambiarti la vita! Ero davvero piccola, avrò avuto nove anni prima che mio padre andasse in pensione; quindi, per fortuna mi dava le spalle!»

Cosa crede sia cambiato oggi nel mondo dello sport?
«Siamo in un’epoca diversa e molti cambiamenti sono stati positivi, non bisogna per forza essere nostalgici. Tuttavia, il clima generale mi sembra diventato decisamente più aggressivo, soprattutto tra le tifoserie. Si è persa un po’ quella dimensione familiare che si respirava un tempo.»

Un bilancio sulla stagione della Roma?
«La squadra vive da anni di alti e bassi. Non ricordo un’ultima stagione in cui si sia riusciti a “volare” davvero, e non parlo solo di vittorie. Purtroppo, oggi tutto dipende molto dalle dinamiche societarie e dalle possibilità di mercato. La capacità di acquistare certi campioni fa la differenza ed è sempre il mercato a dettare legge.»

Paola Minaccioni
GIAN PIERO GASPERINI CARICA I SUOI RAGAZZI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

L’Italia rischia di restare fuori dai Mondiali: non è un paradosso per un Paese che vive di calcio?
«Beh, il fatto che ci siano milioni di appassionati non garantisce automaticamente il successo. Evidentemente, in questo momento non si riescono a valorizzare al meglio le qualità dei nostri talenti o manca quella coesione mentale necessaria per fare dell’Italia una vera squadra. La passione da sola non basta se manca il gioco di gruppo.»

C’è qualche altro sport che la appassiona particolarmente?
«Ammiro moltissimo i tennisti e mi affascina osservare la loro tenuta mentale. Al di là della tecnica, che è indispensabile, i veri campioni – e oggi ne abbiamo di straordinari anche in Italia – sono quelli che riescono a dominare i propri pensieri. Mi incanta quella spinta interiore che li porta a voler vincere ancora, anche quando hanno già conquistato tutto.»

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

57 articoli