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Clarke saluta la Scozia dopo sette anni. Dimissioni dopo l’uscita di scena ai Mondiali

Clarke saluta la Scozia dopo sette anni. Dimissioni dopo l’uscita di scena ai Mondiali

La Scozia saluta il suo commissario tecnico. Steve Clarke ha rassegnato le dimissioni dopo l’eliminazione dai Mondiali 2026, chiudendo un ciclo lungo sette anni, il più significativo per la Tartan Army dagli anni Novanta. La decisione è arrivata subito dopo la conferma matematica dell’uscita di scena, sancita dal successo della Croazia sul Ghana, che ha tolto ai britannici ogni possibilità di qualificarsi come una delle migliori terze.

Un addio carico di gratitudine

Nel suo messaggio alla Federazione e ai tifosi, Clarke ha scelto un tono profondamente emotivo, dedicando il passaggio più intenso ai suoi giocatori “La parte più emozionante di questo addio è dedicata ai miei giocatori, senza i quali non avremmo avuto nessuno dei ricordi che abbiamo accumulato dal 2019 ad oggi. Si meritano tutti gli elogi e l’ammirazione che ricevono ed è stato davvero un onore essere chiamato il loro allenatore. Grazie per l’invito e buona fortuna al mio successore.

Parole che confermano il legame profondo costruito con il gruppo, nonostante un finale amaro segnato dalla sconfitta decisiva contro il Brasile e da un percorso che, pur iniziato con la vittoria su Haiti, non è bastato per accedere ai sedicesimi.

Clarke ha ripercorso la sua avventura in una lunga lettera d’addio, ricordando il momento in cui la Federcalcio scozzese gli propose la panchina nel 2019 “Molte persone mi consigliarono di lasciar perdere, perché quel ruolo era ormai un’arma a doppio taglio. Ma nella mia testa ero semplicemente quel ragazzino di Saltcoats che era riuscito a fare bene nella professione che aveva scelto, e il suo Paese gli chiedeva di diventarne il leader. Non riuscivo a trovare un motivo per rifiutare. Il mio compito era semplice: qualificare la Scozia a una grande competizione internazionale.

Un obiettivo centrato e rilanciato. Con Clarke, la Scozia ha partecipato a Euro2020, Euro2024 e Mondiali 2026, interrompendo un digiuno che durava dagli Europei del 1996 e dai Mondiali di Francia ’98.

Il ciclo Clarke in Scozia tra progressi, identità e un ritorno sulla mappa del calcio europeo

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SCOTT McTOMINAY PREOCCUPATO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

La Scottish FA, nel comunicato ufficiale, ha sottolineato come Clarke abbia trasformato una squadra che nel 2019 partiva dalla quarta fascia in un gruppo capace di ritrovare continuità nelle grandi competizioni.

Il suo bilancio complessivo vede 81 partite alla guida della Nazionale, 36 vittorie, 16 pareggi, 29 sconfitte, 44,4% di vittorie, il miglior dato per un CT scozzese moderno.

Oltre ai numeri, resta l’impatto culturale. Clarke ha ridato alla Scozia un’identità competitiva, un senso di appartenenza e la capacità di presentarsi ai grandi palcoscenici con ambizione e ordine tattico.

Ora si apre una fase nuova per la Federazione, che aveva appena rinnovato Clarke fino al 2030. La ricerca del successore sarà decisiva per non disperdere il lavoro di un ciclo che ha riportato la Tartan Army a marciare con orgoglio nel calcio internazionale.

 

Le dimissioni rappresentano la chiusura di un capitolo storico per il calcio scozzese. Un ciclo che ha riportato la Nazionale dove mancava da quasi trent’anni, costruendo ricordi, identità e ambizioni. L’eliminazione ai Mondiali 2026 segna l’ultimo atto, ma il lascito di Clarke resterà come uno dei più importanti della storia recente del calcio scozzese.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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