Il nuovo Presidente della FIGC appena eletto dall’Assemblea, Giovanni Malagò, ha rilasciato le sue prime parole da numero uno della Federcalcio in conferenza stampa.
Di seguito le prime parole rilasciate in conferenza stampa da Giovanni Malagò dopo la proclamazione come nuovo Presidente della FIGC.
FIGC, Malagò presenta il suo programma per l’Italia
Da dove si parte.
“Le prime cose da fare? Compattare la squadra, ripristinare un rapporto con un pezzo della politica. Con qualche persona di questo mondo bisogna ripristinare un discorso. Qualcuno sostiene che le riforme non si possono fare con la maggioranza, e questo è qualcosa sul quale occorrerebbe riflettere. Tra le cose da fare sicuramente provare a dare risposte ai problemi strutturali che il mondo del calcio ha evidenziato”.
Rapporto con il Governo.
“Se il Governo vuole dimostrare di voler veramente fare qualcosa per il calcio, di voler bene al calcio, hanno ancora meno tempo di noi. La legislatura scade a fine settembre del 2027, noi ci siamo fino a febbraio del 2029. Ci sono due anni di differenza, non è proprio banalissimo”.
Sarà Mancini il nuovo commissario tecnico?

“Non ho parlato con nessuno. Ci cominciamo a mettere la testa. Facciamo un po’ di ragionamenti. Bisognerà parlarne, vedere i bilanci. L’identikit del futuro Ct? Ho fatto un atto d’amore, di follia lucida, non ci pensavo e non è stata una mia idea ma sono stato coinvolto. L’allenatore a prescindere dal suo curriculum deve abbracciare il discorso in tutto e per tutto, non si può dire armatevi e partite”.
Europei 2032.
“È una sfida nella sfida, ho parlato con Ceferin nei giorni scorsi, ho ricevuto già messaggi da Infantino. Michele Uva è il nostro responsabile organizzativo per la Uefa, dobbiamo individuare questi 5 stadi”.
Un parere sulla possibilità di puntare sugli italiani di “seconda generazione”?
“Non ho mai detto una parola sullo Ius Soli, che fa parte della politica, ma io sostengo il principio di sussidiarietà sportiva. Negli altri sport puoi prendere tempo e traccheggiare, nel calcio no: se non dai la cittadinanza, dopo un secondo arriva un altro Paese, dà il passaporto al ragazzo e tu l’hai perso. Questo è inaccettabile”. Così il neo presidente della FIGC, Giovanni Malagò, lancia l’allarme sui giovani calciatori nati all’estero o di seconda generazione. “La politica è felice di vincere nell’atletica o nel volley grazie a questi atleti. Nel calcio dobbiamo muoverci, o subiremo i danni”.