Conte e Mancini sono tra i candidati favoriti per sedersi sulla panchina dell’Italia, ma l’ingaggio dell’ex Napoli pesa. Scopriamo insieme tutti i dettagli, riportati dalla Gazzetta dello Sport.

Il 22 giugno, verrà eletto il nuovo presidente federale: oggi Giovanni Malagò è in vantaggio su Giancarlo Abete. Quale che sia l’esito del voto, non c’è dubbio che i candidati federali avranno già un’idea sul prescelto, se non un preaccordo verbale, per rifare l’Italia. I nomi al vertice di tutte le liste sono due: Antonio Conte e Roberto Mancini. Con Massimiliano Allegri a un passo dal Napoli e fuori dai giochi, alle loro spalle insegue Claudio Ranieri: un anno fa, accettato l’incarico per il dopo Spalletti, l’ex tecnico giallorosso ebbe un ripensamento dopo ventiquattr’ore per l’incompatibilità con il ruolo di senior advisor nella Roma. La Figc dirottò allora su Gattuso. Ora è libero. Infine c’è la suggestione Pep Guardiola che però potrebbe dissolversi presto: sia per scelta di vita dello stesso tecnico ex City, sia per il suo stipendio monstre, benché per un tecnico che vive di sfide l’Italia sarebbe una scarica di adrenalina unica.
Ranieri e Guardiola, con tutte le loro sfaccettature, restano sullo sfondo. Il dualismo è Conte-Mancini, due ex ct. Conte è il preferito, ma la questione salariale è tutto tranne che secondaria e il percorso di Mancini, da questa prospettiva, sarebbe più agevole. Campione d’Europa 2021, il Mancio ha vinto il campionato in Qatar con l’Al Sadd, ma non ha nessuna intenzione di continuare laggiù: il contratto gli riserva una clausola liberatoria a giugno. Non è un mistero che voglia tornare in Italia. Quattordici mesi non memorabili in Arabia, un anno di stop, quindi l’Al Sadd e tanta voglia di tornare in azzurro. Dimenticando gli ingaggi fuori mercato della penisola arabica, oggi Mancini accetterebbe il “minimo sindacale” per un ct di una Nazionale decadente quanto si vuole, ma quattro volte campione mondiale: attorno ai due milioni. Cifra sostenibile.
Inevitabile, però, una domanda: sarebbe il Mancini del 2018-21, quello del capolavoro europeo, di una Nazionale spettacolare, vincente, coraggiosa, o quello post Wembley, che ha perso il biglietto per il Qatar e poi ha faticato nelle qualificazioni europee fino all’addio? Tutti dicono: visto il rapporto speciale con Malagò, amico e anche socio, Mancini sarebbe davanti. Ma l’amicizia non può essere la chiave di una scelta dalla quale dipende il futuro dell’Italia.
Conte ha allenato l’Italia dal 2014 al 2016, forse la più debole dell’ultimo ventennio, e l’ha portata a un passo da una semifinale europea, sfuggita dopo diciotto rigori. A lui non dispiacerebbe un incarico senza più la quotidianità del club, anche se la pressione sulla Nazionale, l’ha sempre detto, non ha eguali. Lui sarebbe sicuro di staccare la qualificazione. Non accetterebbe un incarico alle cifre di Mancini. Lasciando da parte lo stipendio del Napoli che si aggira sugli otto milioni: a Conte andrebbe bene qualcosa di meno, non un dimezzamento. Nel 2016 il presidente Tavecchio s’inventò un accordo con la Puma per aumentare l’ingaggio a 4,5 milioni, cifra allora fuori budget. Se la nuova Federcalcio vorrà Conte dovrà dimostrarsi “creativa” tra sponsor, bonus e altre misure. Se l’obiettivo è Mancini, non ci saranno ostacoli, anzi sarebbe già fatto. Importante che prima venga la scelta tecnica, poi quella economica