Nell’intervista alla Gazzetta dello Sport, Barella si è mostrato con la schiettezza di chi ha raggiunto la maturità calcistica, pur mantenendo intatta la fame di vittorie. Il nerazzurro, all’alba della sua ottava stagione all’Inter, ha ribadito un concetto che ormai è diventato un manifesto personale. Vuole chiudere la carriera in nerazzurro, diventare il giocatore con più presenze nella storia del club e continuare a vincere.
Una dichiarazione d’amore “Resto qui a vita”
Barella non si nasconde “Mi immagino qui per molto tempo“. L’idea di diventare il calciatore con più presenze nella storia dell’Inter è un obiettivo naturale per chi ha costruito un percorso di crescita costante, da giovane promessa a pilastro tecnico ed emotivo della squadra. Il centrocampista ha ricordato come, sin dal primo giorno, il suo mantra sia stato semplice. Giocare nell’Inter per dare tutto e vincere tutto. Un’identità che oggi si traduce in leadership, responsabilità e continuità.
E, dopo una stagione chiusa con campionato e Coppa Italia, Barella non ha dubbi sul fato che l’Inter deve confermarsi, provando a fare meglio anche in Champions League. La mentalità è chiara “All’Inter si gioca sempre per vincere“. Un concetto che Barella ribadisce ricordando il lavoro con Chivu.

Il centrocampista ha spiegato, poi, di voler adattare il proprio gioco all’età con meno corsa, più gestione, più intelligenza tattica. “Sto provando a giocare un calcio più furbo, più conservativo“.
Non è un passo indietro, ma un’evoluzione. Sfruttare l’esperienza, dosare le energie, lasciare spazio ai quinti e incidere nei momenti decisivi. Una trasformazione che Chivu ha incoraggiato, chiedendogli anche di “fare un po’ il capitano” in assenza di Lautaro.
Il sogno Champions con l’Inter e il Mondiale in azzurro
Barella ha ammesso che la Champions League è il suo grande rimpianto “L’abbiamo sfiorata due volte e speriamo che la terza sia quella buona“. Non averla toccata è un pensiero che non lo abbandona mai, racconta.
Il centrocampista riconosce benissimo la competitività della sua squadra, e che la continuità costruita negli ultimi anni può trasformarsi nel passo decisivo. “Vincere qui è un obbligo e non smetteremo“, ha ribadito, lasciando intendere che la Champions non è un sogno isolato, ma parte di una mentalità.
Parallelamente, c’è il desiderio più intimo, quello di partecipare almeno una volta al Mondiale con l’Italia. Dopo l’Europeo vinto e due edizioni mancate, Barella sente di avere un percorso incompleto in azzurro. Lo ha definito “quello che vorrei più di tutto in azzurro“, un traguardo che sente di non aver ancora potuto vivere. Non è solo una competizione, ma è un’esperienza che gli manca, un capitolo che vuole scrivere a tutti i costi.
Le parole di Barella per i giovani dell’Inter
Barella ha dedicato parole importanti ai giovani che stanno crescendo accanto a lui. Partendo da Petar Sucic, “Ha il calcio dentro“. Alek Stankovic, maturato dopo l’esperienza all’estero, pronto a dare una mano. Massolin, fisicità e tecnica insieme, un profilo raro. Per finire con Pio Esposito, per lui un talento purissimo ma esposto a pressioni enormi. “Quando sei giovane e sbagli, ti criticano subito“.
Poi ritorna alla nazionale e sottolinea come, il blocco azzurro interista sia fondamentale per accompagnare i più giovani in un calcio italiano che vive un momento complicato.
Barella punta a un’annata speciale. Replicare il Double, aggiungere la Supercoppa, andare più avanti in Champions e ritrovare un ruolo centrale anche in Nazionale. Un percorso che passa dalla maturità, dalla leadership e da una visione chiara del futuro.