Fiorentina e Vanoli, tra parole pesanti e riflessioni necessarie: il futuro della panchina viola resta un tema aperto
Intervenuto ai microfoni di Radio FirenzeViola, Andrea D’Amico, agente di Paolo Vanoli, ha scelto parole forti, forse volutamente tali, per descrivere il lavoro del suo assistito sulla panchina della Fiorentina: «Per me sta facendo un piccolo miracolo sportivo, quindi noi ci crediamo profondamente. Poi vediamo quelle che saranno le determinazioni della società».
Dichiarazioni riprese anche da 90min, che vanno lette non tanto come una pressione diretta sul club, quanto come una presa di posizione chiara dello stesso allenatore, o insomma chi per lui. Il desiderio di Vanoli appare chiaro come sia quello di restare a Firenze, proseguendo un percorso che, al netto di condizioni scomode preesistenti e aspettative spesso poco allineate alla realtà, ha comunque restituito motivazione, credibilità ma soprattutto una solidità apparente alla squadra.
Le parole dell’agente possono senza dubbio apparire enfatiche, ma di certo non meritano un fraintendimento. Non servono a ingigantire il lavoro svolto, bensì cercano di spiegare un concetto di base. Vanoli vuole questa Fiorentina e sente questo progetto come proprio. E quando un allenatore si espone, anche indirettamente, significa che percepisce di aver costruito qualcosa che merita continuità.
Del resto, la carriera recente del tecnico racconta una storia coerente. Anche nella sua esperienza direttamente precedente a Torino, i risultati – seppur diversi rispetto a quelli oggi in viola, alla luce soprattutto anche della posizione in classifica – non furono tali da rendere automatico e obbligato il suo rinnovo, e che di fatti si sono poi tradotti in un amara separazione maturata a fine stagione. Eppure, l’apprezzamento dell’ambiente non è mai venuto meno. Vanoli è uno di quegli allenatori che sanno reggere l’urto nei momenti difficili, che non si nascondono quando il contesto si fa complesso e che, soprattutto, trasmettono affidabilità. E questo non è di certo un dettaglio secondario da sottovalutare.
In un calcio sempre più isterico, dove il giudizio si consuma nel giro di novanta minuti, e forse anche meno. Dove la capacità di tenere la barra dritta è un valore raro. Forse dovrebbe essere proprio questo che l’iter da seguire per la Fiorentina, che dovrebbe valutare con attenzione, non solo in base ai risultati, ma anche in virtù della traiettoria intrapresa, cercando di capire in quale modo le quote salvezza si sono alzate, tenendo conto specialmente anche della sensazione – sempre più diffusa – che questo allenatore sappia dare qualcosa anche quando le condizioni non sono ideali.
Alla fine, la palla passerà inevitabilmente alla società. Ma se è vero che il calcio vive di cicli, allora la domanda non è se Vanoli abbia fatto un “miracolo”, bensì se interrompere ora questo percorso sia davvero la scelta più lungimirante.
