Circa un anno fa, Presidio Investors acquisiva l’Hellas Verona da Maurizio Setti. La situazione sportiva però continua ad essere difficile visto l’ultimo posto.
L’azionariato popolare Verona col Cuore ha eseguito, come di consueto ogni anno, un’attenta e approfondita analisi del bilancio della società gialloblu al 30 giugno 2025. Tante situazioni ritornano, come non se ne fossero mai andate, altre invece vedono la luce per la prima volta dalle parti del Bentegodi.
Hellas Verona, analisi del bilancio a cura di Verona col Cuore
Di seguito quanto pubblicato attraverso i canali ufficiali dell’azionariato:
𝑮𝒆𝒔𝒕𝒊𝒐𝒏𝒆 𝑷𝒓𝒆𝒔𝒊𝒅𝒊𝒐 (𝒂𝒕𝒕𝒐 𝒑𝒓𝒊𝒎𝒐): 𝑪𝒂𝒎𝒃𝒊𝒂𝒏𝒐 𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒆𝒕𝒂𝒓𝒊, 𝒓𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒊𝒍 𝒄𝒐𝒑𝒊𝒐𝒏𝒆.
Primo bilancio dell’Hellas Verona dell’era Presidio. E il debutto non è esattamente da standing ovation: perdita di Euro 4,7 milioni, patrimonio netto negativo per Euro 7 milioni e indebitamento finanziario netto pari a Euro 89,3 milioni. Un cambio di proprietà dovrebbe segnare una discontinuità. Invece, a leggere i numeri, sembra di essere rimasti comodamente seduti sull’ultimo divanetto dell’era Setti.
Premessa doverosa: parliamo del bilancio al 30 giugno 2025, stagione iniziata sotto l’insegna di Setti e proseguita, da metà gennaio, sotto gli americani di Presidio. Mezzo campionato a testa, ma il risultato è pienamente bipartisan: un modello che continua a reggersi soltanto plusvalenze… contabili.
Sul campo, stagione 2024-2025 da brividi: salvezza all’ultima giornata, con annessi e connessi. In bilancio, stessa tensione narrativa.
𝐏𝐚𝐭𝐫𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐧𝐞𝐭𝐭𝐨: 𝐫𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐟𝐢𝐬𝐬𝐨, 𝐜𝐨𝐧 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢𝐥𝐥𝐚
Il patrimonio netto al 30 giugno 2025 è negativo per Euro 7 milioni. Ma niente paura: nella Relazione sulla Gestione arriva il solito paracadute semantico. Si legge infatti che, dopo la chiusura dell’esercizio, il mercato di luglio-agosto 2025 ha prodotto plusvalenze per Euro 20,5 milioni. Traduzione: il bilancio dell’Hellas dura 12 mesi, ma per stare in piedi ne servono sempre 14. Un copia-incolla ormai automatico. Cambiano le firme, non la trama.
𝐂𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐢𝐭𝐚̀ 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐚𝐥𝐞: 𝐜𝐨𝐩𝐢𝐚, 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐥𝐥𝐚, 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐢𝐬𝐜𝐢
Dal punto di vista finanziario, l’azionista Presidio Investors HV Calcio Sarl conferma “irrevocabilmente” il proprio impegno a sostenere la società per i prossimi 12 mesi. Stesso testo dell’anno scorso, stessa formula. Unico cambiamento: trova “Star Ball”, sostituisci con “Presidio Investors”. Viva il pacchetto Office.
𝐑𝐢𝐜𝐚𝐯𝐢: 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞, 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐭𝐞 𝐩𝐥𝐮𝐬𝐯𝐚𝐥𝐞𝐧𝐳𝐞
I ricavi complessivi scendono a Euro 101,6 milioni (erano 115 l’anno prima). La voce dominante restano le plusvalenze:
Euro 31,6 milioni, a cui si aggiungono Euro 9,5 milioni da altri proventi legati alla gestione calciatori.
Le principali:
• Coppola: 11 milioni (tempismo perfetto, entro il 30 giugno)
• Cabal: 9,5 milioni
• Belahyane: 8,9 milioni
• Dani Silva: +1,7 milioni.
A queste vanno sottratti Euro 7,6 milioni tra contributi di solidarietà, premi e indennizzi. Il gioco resta sempre lo stesso: si vende per respirare, non per crescere.
Diritti TV, sponsor e botteghino
• Diritti televisivi: Euro 33,4 milioni (in calo di quasi 5 milioni)
• Sponsorizzazioni: Euro 11,5 milioni (+0,2)
• Ricavi da gare: Euro 5,6 milioni (stabili) • Merchandising: Euro 2,1 milioni (in lieve crescita).
Buone notizie? Poche. E comunque insufficienti a cambiare la fotografia generale.
𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢: 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐢𝐞𝐭𝐚, 𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚
Il costo del personale resta stabile a Euro 43 milioni. Dentro il dato:
• tesserati in calo a Euro 37,7 milioni (-3,3 milioni)
• altri dipendenti in aumento di Euro 3 milioni.
Qualcosa è successo dietro le scrivanie, più che negli spogliatoi.

Deciso aumento dei costi per servizi, da Euro 11,8 a Euro 16,8 milioni, soprattutto per consulenze legate a trasferimenti e rinnovi: Euro 6,2 milioni.
E poi la classica nota dolente: svalutazioni per Euro 4,3 milioni, di cui
• Lasagna: Euro 1,6 milioni (boccone difficilissimo da digerire)
• Henry: Euro 1,3 milioni.
𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐚𝐭𝐫𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢𝐚𝐥𝐞:𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐢 𝐨𝐯𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞, 𝐜𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐜𝐚𝐥𝐦𝐚
Il valore contabile della rosa al 30 giugno 2025 è pari a Euro 27 milioni. I giocatori più “pesanti” a bilancio: Serdar, Sarr, Niasse, Tchatchoua. I crediti verso altre società arrivano a Euro 77 milioni. Si vende, ma si incassa con estrema lentezza. Alcuni giocatori sono già alla terza maglia diversa, mentre il Verona aspetta ancora i bonifici. Nel frattempo, l’indebitamento finanziario resta inchiodato a quasi Euro 90 milioni, a cui si aggiungono:
• Euro 11 milioni di debiti fiscali
• Euro 5,2 milioni verso il personale
• Euro 22,5 milioni verso altre società di calcio.
𝐆𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐚𝐧𝐜𝐞: 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢𝐦𝐚𝐠𝐫𝐚𝐧𝐭𝐞
Nota positiva: compensi dell’organo amministrativo ridotti a 444 mila euro. Dai fasti dell’era Setti alla sobrietà attuale. Meglio tardi che mai.
𝐂𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞: 𝐬𝐛𝐢𝐥𝐚𝐧𝐜𝐢𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞
Il vero nodo resta lo sbilancio strutturale tra crediti, debiti e assenza di finanza fresca, che è lecito attendersi con un passaggio di quote. Le plusvalenze di Sean Sogliano continuano a fare miracoli (Giovane e Cissè insegnano), ma il Verona non si rafforza mai davvero. Si ricostruisce ogni sei mesi, sempre all’ultimo minuto, sempre con l’acqua alla gola. È un modello che funziona finché tiene, non un giorno di più. Il rischio è che, all’improvviso, possa non funzionare più. E la Serie B non aspetta.
Ed è bene ricordarlo a Presidio come lo ricordavamo a Setti… con una frase dell’intramontabile 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐏𝐮𝐥𝐢𝐞𝐫𝐨: “𝐢𝐥 𝐕𝐞𝐫𝐨𝐧𝐚 𝐞̀ 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐧 𝐩𝐚𝐭𝐫𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀”.