Sempre meno talenti italiani in Serie A, perché il calcio italiano non aspetta, preferisce investire su giocatori esteri già pronti
Nonostante i settori giovanili continuino a sfornare talenti, pochissimi ragazzi riescono davvero a trovare spazio nelle squadre di Serie A. Ma perché accade questo?
“Abbiamo appaltato all’estero la filiera del talento, perché costa più organizzare un settore giovanile che andarsi a prendere un giovane già formato da qualcun altro. Però questa è una scorciatoia e i nodi poi vengono al pettine in nazionale”, spiega Umberto Calcagno, numero uno dell’Associazione Italiana Calciatori e vicepresidente federale. “C’è innanzitutto un problema di visione: l’ossessione per il risultato, l’assillo del tutto e subito, a qualsiasi livello, dalla lotta per lo scudetto alla salvezza in Serie C, che non permette di scommettere sui giovani e lasciarli sbagliare.”.

La Nazionale riflesso del calcio italiano
Molti club, infatti, preferiscono investire in giovani talenti stranieri, spesso ritenuti già pronti, rispetto a puntare sul lungo termine sui propri settori giovanili; c’è poi il valore di mercato dei calciatori italiani di talento che è spesso alto, spingendo le società a cercare opzioni più economiche all’estero. Ed infine la ricerca di risultati immediati porta a preferire giocatori stranieri, riducendo le opportunità per i giocatori del vivaio.
Le conseguenze di questa politica sono sotto gli occhi di tutti: una Nazionale in difficoltà, sempre meno competitiva, e un movimento che fatica a rinnovarsi. Senza spazio e fiducia, i giovani italiani non possono crescere né sbagliare, elementi fondamentali per maturare.
Il paradosso è evidente: il Paese che vive di calcio non riesce più a produrre calciatori per il proprio massimo campionato. Il problema non è che i giovani italiani non siano abbastanza bravi. Il problema è che il calcio italiano non è più abbastanza coraggioso nell’investire nei giovani allevati nei propri vivai.