L’ex presidente dell’Inter Massimo Moratti ha rilasciato un’intervista esclusiva ai microfoni di Soccermagazine . Tanti i temi affrontanti dall’ex patron nerazzurro.
Torna a parlare dopo parecchio tempo una delle figure più iconiche del calcio italiano dell’ultimo ventennio: l’ex presidente dell’Inter Massimo Moratti. Figlio del grande Angelo, Massimo è stato patron dei nerazzurri dal 1995 al 2013, la presidenza più lunga della storia del club milanese. 18 anni al comando in cui l’Inter ha vinto tutto quello che si poteva vincere, in particolare nella storica annata del Triplette nerazzurro nel 2009/2010, ancora oggi l’unica squadra italiana capace di vincere i tre trofei più importanti in una sola stagione.
Moratti ha rilasciato un’intervista esclusiva ai microfoni di Soccermagazine, in cui ha affrontato varie tematiche del calcio di oggi, e del calcio di una volta, in cui i club erano gestiti da veri e propri tifosi. Di seguito le sue dichiarazioni.
Inter, le parole di Moratti
Difficoltà delle italiane in Champions League.
“Beh, è sempre stato difficile vincerla e quindi non è che sia un fatto strano non vincerla. Soprattutto, l’Inter ha avuto sfortuna nelle ultime due finali. Della seconda non ne parliamo, ma la prima è stata sfortunata. Quella che è venuta meno comunque è anche la partecipazione di altre squadre alla Champions, che sono state eliminate abbastanza presto”.
La rivalità con Silvio Berlusconi e le differenze che nota con le attuali proprietà straniere.
“No. È diverso come modo di fare. Quello di Berlusconi era assolutamente diverso, ma rispetto a tutti gli altri, insomma. Perché lui si era mosso su diversi campi: industriale, politico, sportivo, quindi aveva un modo di agire totalmente diverso dai presidenti attuali”.
Attuale declino della Juventus è un dazio che si deve sempre pagare nel calcio?
“Ma non è obbligatorio pagarlo, eh! Bisogna vedere se capita… ma non è obbligatorio! (ride, ndr) Può anche capitare di andare avanti dignitosamente per qualche anno, invece è capitato alla Juventus di andare molto male. Beh, deve tirarsi su le maniche e cominciare a pensare come le altre società che non è facile vincere, insomma”.
La trattativa per portare Totti all’Inter.

“No, perché non è mancato, in quanto l’ho chiesto e Sensi molto coraggiosamente alla fine se lo tenne. Quindi devo dire che non si può parlare di un colpo mancato, ma di una possibilità che però non c’era, in realtà poi non c’era. Perché la Roma non lo vendeva e quindi no, non posso considerarlo come un colpo mancato”.
Mario Balotelli rimane un rammarico non averlo visto sbocciare?
“Beh, rimane il rammarico da parte di tutta l’Italia per il fatto che Balotelli non sia esploso, perché ha una classe notevole. Però, qualsiasi sia la ragione, non riesce ad esprimersi completamente e non è stato fortunato nel corso della sua carriera, insomma. È un rammarico e un dispiacere perché era un giocatore completo, assolutamente completo”.
Calcio italiano senza più bandiere come Zanetti, Maldini, Totti o Del Piero. Vedendolo da più lontano, è un calcio nel quale si riconosce di meno?
“Un pochino, certamente. C’è sempre un cambiamento negli anni e poi ne sono passati parecchi da quando c’ero io, quindi è chiaro che ci siano delle mutazioni o un’evoluzione, ma non è un’involuzione. È un’evoluzione a seconda di come va il mondo, insomma. Il mondo in questo momento va in una certa direzione: i soldi arrivano da parte dei fondi, i fondi creano meno spirito di squadra e quindi automaticamente si vede di meno l’uomo-bandiera”.