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L’ultima stagione di Moise Kean tra Fiorentina e Nazionale: da protagonista a spettatore in un solo anno

L’ultima stagione di Moise Kean tra Fiorentina e Nazionale: da protagonista a spettatore in un solo anno

Da leader viola e  punto di partenza  a lotta salvezza e Mondiale mancato: il drastico ridimensionamento di Moise Kean tra Fiorentina e Nazionale.

Negli ultimi 365 giorni, le ambizioni di Moise Kean hanno subito un drastico ridimensionamento. Se solo un anno fa, a Firenze, il dibattito era concentrato quasi esclusivamente sull’operato di Raffaele Palladino, accusato di non aver portato la Fiorentina a competere per un posto nelle due grandi vetrine europee, Champions League ed Europa League. Non certo su Kean, i cui numeri, peso specifico e centralità tecnica apparivano fuori discussione.

Secondo nella classifica dei marcatori e perno fondamentale dei viola, Kean ricopriva un ruolo centrale, che gli aveva consentito di recuperare uno status anche su scala internazionale. Tanto che, una volta emersa la clausola rescissoria da 50 milioni di euro, si era aperto un mercato estivo vissuto da tifosi e addetti ai lavori viola all’insegna della paura, quella di perdere — per una cifra che sembrava essere addirittura troppo bassa — il giocatore forse più importante della rosa.

Poi, però, la realtà ha presentato il conto. La nuova stagione si è aperta con ambizioni dichiarate, quelle di un quarto posto sbandierato davanti alla stampa dall’appena arrivato Stefano Pioli, che si sono  rapidamente trasformate in uno strano scherzo del destino. La Fiorentina, anziché consolidarsi, si è ritrovata in poco tempo intrappolata nella parte bassa della classifica, costretta a guardarsi alle spalle più che a sognare in grande.

Come se non bastasse, è arrivato anche il colpo più duro sul piano simbolico, perchè diretta conseguenza di quanto fatto un anno prima. A Zenica, due giorni fa, la Nazionale italiana ha salutato per il terzo anno consecutivo il sogno Mondiale, con due mesi d’anticipo. Un fallimento collettivo che assume, per Kean, i contorni quasi di una beffa personale.

Perché proprio lui, che sembrava aver finalmente ritrovato continuità, status e credibilità internazionale, si ritrova oggi ai margini del grande palcoscenico, spettatore forzato di un Mondiale di cui per poco più di 60 minuti era sembrato essere il principale fautore.

Fiorentina, ritorno al presente

Ora però non c’è nemmeno il tempo per metabolizzare il fallimento, perché il calcio come la sua stagione non concede pause. Il presente impone una guerra diversa, più sporca e meno nobile. Salvare la Fiorentina, difendere la Serie A, restare in piedi. in una parola Resistere, e basta

 

 

 

 

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CHER NDOUR ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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