Torino, le parole del presidente Urbano Cairo in conferenza stampa: la scelta di D’Aversa, fino ai temi stadio, contestazione e museo del Toro.
Il presidente del Torino, Urbano Cairo, ha affiancato Roberto D’Aversa durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore granata. Di seguito le parole del numero uno del club.
Torino, le parole di Cairo
“Volevo dire che siamo felici, ma non lo siamo… D’Aversa l’ho sempre apprezzato molto, soprattutto il suo percorso al Parma. Lo seguivo con attenzione e apprezzamento. Non è un piacere, però, perché se annunci l’esonero di un mister, è un dispiacere. È una cosa che ti lascia con molto rammarico: quando accade che c’è un esonero, tutti sono responsabili e non solo Baroni. L’ho apprezzato come persona e uomo determinato, rispetto all’immagine che dava nelle interviste è diverso e voglioso di fare bene. Purtroppo le cose non sono andate bene, complici varie situazioni. Oggi presentiamo D’Aversa”.
Ci fa un bilancio?
“Se fai un mercato con un’idea di gioco e poi ti accorgi che mancano giocatori per quel tipo di gioco, di conseguenza cambi in corsa e fai altre scelte per un modulo più adatto, è una partenza già zavorrata. Questo si porta dietro dei problemi: abbiamo avuto un inizio horror a San Siro, poi abbiamo fatto meglio vincendo a Roma. Abbiamo cambiato modulo, poi siamo inciampati e ancora un buon filotto di risultati tra Napoli, Lazio e Bologna oltre al derby contro la Juve. Dopo la sosta siamo ripartiti malissimo con il Como e male a Lecce, contro il Milan eravamo 2-0 e ci hanno rimontato. Abbiamo avuto up and down non buoni, con poca continuità e alcune fiammate. Solo un mese e mezzo fa facemmo una grande gara a Roma in Coppa Italia. Il bilancio è di una partenza falsa con correzione, con troppi alti e bassi”.
Come si riavvicinano i tifosi?
“L’ambiente non è dei più favorevoli. Ma la squadra deve trovare al suo interno forza e motivazioni per ribaltare la situazione ambientale per farsi appoggiare dai tifosi. Lo hanno fatto tanto in passato, abbiamo un tifo pazzesco: contro il Mantova in finale play-off nel 2006 c’era un entusiasmo incredibile anche all’allenamento. Il Genoa aveva 30mila tifosi scatenati l’altro giorno, erano anche sotto di noi in classifica. Il pubblico può darti una mano, dobbiamo ribaltare le cose e dare un cambiamento. Spero si possa fare”.
Cosa ne pensa della contestazione?
“Vedo e sento la contestazione, bisogna fare le cose con responsabilità: quando sei presidente di una società importante come il Toro, bisogna spegnere il fuoco. È la cosa che devo fare. Tutto il resto è relativo, io nelle difficoltà sono abituato a trovare in me tutte le mie possibili risorse: non mi dà scoramento, ma maggiore determinazione. Poi ripeto, ho una responsabilità importante di fronte a un milione di tifosi che amano il Toro. Devo onorare questo impegno quando le cose vanno male o quando vanno bene. Ricordo che con Juric per due volte ci siamo giocati l’Europa, è successo solo tre anni fa. Non buttiamo tutto in maniera poco costruttiva, non aiuta”.
In qualche modo si sta scusando con i tifosi?
“Il fatto di essere qui a presentare un nuovo mister, è segno di un percorso che non è andato come avremmo voluto: ci sono già delle scuse implicite. Sono massimamente dispiaciuto per com’è andata la stagione, si era partiti con altri obiettivi e prospettive e avevo fatto investimenti non piccoli su giocatori che non ci hanno dato ciò che avremmo sperato. Dipende anche se li metti nelle condizioni di giocare, è chiaro che mi scuso con i tifosi e li rispetto: accetto le critiche e le contestazioni, quando ti esponi pubblicamente ci possono essere applausi o contestazioni. Ma c’è la volontà di cambiare rotta e fare le cose in meglio, cercando di correggere gli errori fatti. Mancano 12 gare, vogliamo fare meglio. La responsabilità è fondamentale e me l’assumo tutta”.
Novità sullo stadio?
“Non ci sono annunci, ci stiamo lavorando. Me ne occupo direttamente e mi segue anche Bellino come con il Robaldo, è praticamente finito e i campi sono operativi da giugno e tante squadre stanno giocando lì: ci sono stati ritardi e intoppi vari, ma ormai è quasi completato. Bellino mi sta aiutando per vedere se troviamo un punto d’intesa con il Comune per lo stadio”.
Lei sta pensando di comprare questo stadio?
“Stiamo valutando la situazione dello stadio e a quello che può essere la manutenzione, al progetto che potremmo avere, tutto ciò che è connesso. È una valutazione complessiva per vedere un’offerta. Poi guarderemo le formule per eventuale acquisto, si valuta l’investimento e come vorremmo farlo diventare. C’è anche un aspetto commerciale che è stato il Delle Alpi per la Juve: va tutto considerato, poi arriveremo con un’offerta e parleremo con il Comune”.
Quanto è valutato lo stadio?
“La cifra non la conosco. Intanto facciamo una valutazione noi sul valore dell’impianto. Ho visto altre situazioni come Udine o Bergamo, so i valori cui sono stati venduti quegli stadi: Udine a più di 4 milioni e Bergamo 8, poi si tratta di capire quali interventi vanno fatti qui al Grande Torino. Il Comune non li ha ancora fatti, va considerato tutto insieme e anche il tema sulla metratura commerciale. Tutto questo va considerato e valutato, poi saremo nelle condizioni di fare un’offerta”.
Sul museo del Toro al Filadelfia?
“C’è una Fondazione che possiede il Filadelfia, abbiamo dato un contributo come fondazione intitolata a mia mamma e abbiamo fatto tante altre migliorie. Per quanto riguarda il resto, so che la Fondazione ha risorse in cassa e potrebbe fare parte di ciò che manca al Filadelfia: non so perché non lo facciano. Ha in mano il Fila, è la Fondazione che deve completare. Sul museo, se acquistassimo il Grande Torino, potremmo anche pensare di fare il museo qui come accade in tanti stadi. Nel momento in cui procedessimo con lo stadio, questa è un’ipotesi alla quale sto pensando qualora non si facesse il museo al Filadelfia. La Fondazione ha soldi, può farlo”.