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Roma, contro Pisa vietato sbagliare. Meno 7 alla fine

Roma, contro Pisa vietato sbagliare. Meno 7 alla fine

Roma-Pisa è la partita più alla portata della Roma, falcidiata da infortuni e delusione per la batosta contro l’Inter. Dopo la strada sarà tutta in salita.

Stasera si gioca Roma-Pisa, una partita senza dubbio meno complessa delle prossime che attendono la Roma (solo per citare quelle in casa: contro Atalanta, Fiorentina, Lazio).

Gasperini, come da copione, ha ricordato che è una sfida ostica, perché si parte dal presupposto che nessuna sfida sia “semplice”. E ha ragione, anche perché il ventesimo posto in cui si trova l’avversaria, ormai matematicamente retrocessa in Serie B, rischia di risvegliare l’orgoglio e la tigna dei toscani, reduci dall’ennesima sconfitta dello scorso 5 aprile contro il Torino.

Resta il fatto che se i giallorossi non dovessero portare a casa tre punti in questa partita difficilmente avranno modo di farlo nelle partite successive. La tifoseria, già delusa e amareggiata, non perdonerebbe loro l’ennesima sconfitta. E forse, fatto ancora più grave, non lo farebbe la dirigenza.

Oggi, il giorno in dovrebbe uscire la notizia del rinnovo della fiducia della Juventus a Luciano Spalletti, il cui contratto è stato rinnovato fino al 2028, ci si chiede perché i Friedkin non facciano lo stesso con Gian Piero Gasperini. Dopotutto, l’ex allenatore della Dea è colui che ha permesso a una squadra provata da continui cambi di allenatore a ritrovare equilibrio, aggressività e la possibilità di sognare la Champions League a 6 anni dalla sua ultima partecipazione al massimo torneo europeo per club.

Inoltre, un’iniezione di fiducia darebbe un segnale positivo anche alla tifoseria, che dopo aver storto inizialmente il naso di fronte all’arrivo del nuovo allenatore ha imparato a conoscerlo e stimarlo, senza il trasporto di un amore vero ma con sincerità.

Però i Friedkin, che sono puri investitori ed evidentemente non tifosi, guardano solo alle vittorie, e in una fase discendente difficilmente farebbero il passo che la Juve sta facendo con Spalletti. Anzi: è più probabile che mirino a sostituire Gasperini, imputandogli il recente tracollo giallorosso.

Il motivo del tracollo della Roma? Non è certo Gasperini. Ma lui rivela uno dei possibili motivi

Com’è noto, da un paio di mesi a questa parte la Roma, che era la squadra di Serie A con la miglior difesa – annoverata anche tra le migliori d’Europa – ha iniziato a vacillare. Complici la stanchezza, la partecipazione all’Europa League – un pensiero in più che poi si è tolta – i molti infortuni anche tra alcuni giocatori chiave e, forse (azzardiamo noi) qualche festino di troppo.

E Gasperini? Lui non è il problema: semmai è la cura. Lo è stato da inizio stagione, complice il pugno di ferro, Con equilibrio, senza ricorrere mai all’umiliazione pubblica: il mister si è sempre guardato bene dal denigrare i suoi giocatori al cospetto della stampa e ha sempre riconosciuto e valorizzato le buone performance della squadra. Di quelle più scarse ha sempre cercato di individuare gli aspetti positivi.

Il motivo non è nemmeno da riscontrare in un mercato ingeneroso, anche a detta dello stesso allenatore. Nell’ultima conferenza stampa alla vigilia di Roma-Pisa ha dichiarato: “Negli ultimi due anni mi sembra siano arrivati 30 giocatori, di cui forse 4 o 5 stanno giocando in questo momento. Forse meno”.

Roma, servono mercati più intelligenti che corposi

Poi Gasperini, dando voce al pensiero di molti tifosi romanisti, lascia intendere che alla Roma forse servirebbero meno giocatori ma di target più alto: “A Roma ho visto giocatori importanti e squadre importanti: il pubblico li conosce, quelli forti”. Ed è qui che Gasp centra il punto: serve puntare più sulla qualità che sulla quantità, che premia maggiormente nel lungo periodo. Lo dice timidamente, ma il concetto è chiarissimo e condivisibile.

Sugli infortuni, l’allenatore riconosce che sono stati decisivi soprattutto fino a dicembre, per via degli stop lunghissimi di giocatori come Ferguson, Dovbyk, Dybala, Soulé. Ricorda che sono stati pochi i problemi muscolari (tra i quali Koné), e che non sono mancati “acciacchi” di vario tipo, come la frattura al naso di Mancini e l’indomabile bronchite asmatica che ha messo KO Angelino.

Però l’allenatore garantisce che “questa è una squadra che reagisce”, sconfitta contro l’Inter a parte, e che i suoi ragazzi sono “seri”.

Fattore sfortuna?

Possibile che questa stagione, iniziata sotto i migliori auspici e in calo per tante ragioni – non dimentichiamoci, comunque, che al momento la Roma rientrerebbe comunque in Conference League – sia soprattutto frutto di una buona dose di sfortuna e della mancanza del lavoro fatto prima? Può essere, ma noi non ne siamo del tutto convinti.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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