Il 7 agosto nasceva Nando Martellini, indimenticato telecronista di calcio, soprattutto della Nazionale: la sua voce da Città del Messico a Madrid.
Il 7 agosto è l’anniversario della nascita di Nando Martellini, indimenticato telecronista di calcio soprattutto della Nazionale: sua la voce sia a Città del Messico per Germania-Italia 3-4 del 1970 e soprattutto quella a Madrid nel 1982 al Mundial spagnolo.

Calcio, Nando Martellini: una voce che ha accompagnato le grandi vittoria della Nazionale, quella a Città del Messico nel 1970 e quella a Madrid nel 1982
Il 7 agosto ricorreva l’anniversario della nascita di Nando Martellini, indimenticato telecronista della Nazionale di calcio dal 1970 al 1986, comprendo ben 4 Mondiali degli azzurri, di cui ben 3 da protagonisti. Una voce che ha davvero segnato un epoca, in particolar modo con le sue telecronache della semifinale del Mondiale 1970 a Città del Messico ma soprattutto quella del 1982 a Madrid, avversario sempre la Germania.
Nel 1970 quel match contro i tedeschi su anche il suo debutto nella telecronaca della Nazionale, sostituendo Niccolò Carosio per via dell’episodio della guardalinee etiope. Martellini raccontò quella che diventò la partita del secolo, con il gol di Rivera che dava il 4 a 3 finale e la finale contro il Brasile di Pelé.
Ma l’apoteosi vi fu a Madrid, mondiali del 1982, sempre contro la Germania, ma anche le telecronache contro Argentina e Brasile rimasero nella storia. I gol come li ha raccontati lui rimangono dentro ognuno di noi, soprattutto la rete del 2 a 0 di Tardelli. Ma oltre questi due Mondiali, Martellini era la prima voce delle partite delle coppe europee oltre del campionato di Serie A. Sul fine della carriera, ebbe l’opportunità di commentare da fuori quota i Mondiali del 1990, poi commentò alcune sfide del Milan nella nascente Champions League e la famosa quaterna di Van Basten al Goteborg nel 1992, sino alle sue comparse a Quelli Che il Calcio del 1996 al 1998.
Insomma, Nando Martellini fu il primo telecronista entrare nell’immaginario collettivo degli italiani, come fece il suo erede Bruno Pizzul negli anni 90.