Milan, via tutti. Una decisione – a parte quella su Furlani – che di certo ha spiazzato molti e che soprattutto fa pensare che la strada intrapresa sia più rischiosa di quella lasciata.
Gerry Cardinale prende a braccetto Zlatan Ibrahimovic e taglia delle teste. Accoglie le dimissioni di Giorgio Furlani fatte recapitare diverso tempo fa (risalgono a gennaio i primi malumori), non rinnova il contratto di Geoffrey Moncada in scadenza a giugno e decide di fare piazza pulita salutando anche Massimiliano Allegri e Igli Tare.
Una situazione che definisco pericolosa e che mi mette in guarda da alcune scelte del passato, quando sarebbero bastati 2-3 accorgimenti per provare a competere per qualcosa di importante.
Così come sarebbero bastati 2-3 accorgimenti a gennaio per dare all’ex tecnico rossonero Allegri i rinforzi che aveva vibratamente chiesto a Furlani e Ibrahimovic durante la famosa cena foriera di una sonora litigata in presenza anche del DS Igli Tare.
Nulla di tutto questo, una dirigenza completamente assente che ha lasciato solo Allegri il quale, lo dobbiamo dire, ha le spalle adeguatamente larghe per supportare queste situazioni, sebbene non ci sia riuscito fino in fondo.
Le stesse spalle larche che nel recente passato non hanno avuto Fonseca e Conceicao terminando una delle peggiori stagioni del Milan. E visto che la storia si ripete, perché oggi dovremmo gioire di questa repulisti se poi come tecnico troviamo il nome di Andoni Iraola? Uno con le palle, così viene descritto, ma che npon conosce la Serie A e avrà necessariamente bisogno di tempo e forse anche comprensione, sicuramente di quell’appoggio che la nostra proprietà non sa dare. Non giriamoci intorno, non lo sa dare. Punto.
Un rischio a mio parere assurdo che potrebbe compromettere le sorti di un’intera stagione e il cammino di uno dei tecnici più preparati e moderni che il calcio abbia saputo produrre, ma che, come detto, senza un adeguato appoggio, rischia di perdersi nello stesso limbo dei predecessori.