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Juventus, passa tutto da Spalletti: la definitiva rottura con il passato racchiusa in un semplice rinnovo

Juventus, passa tutto da Spalletti: la definitiva rottura con il passato racchiusa in un semplice rinnovo

Juventus, il cambio di rotta passa da Spalletti: dal dopo Motta alla corsa Scudetto, tra risultati, prospettive e un futuro tutto da scrivere.

Il repentino cambio di registro di cui si è resa protagonista la Juventus è coinciso, in maniera quasi simbolica, con l’avvento del nuovo anno, evento che come niente altro a questo mondo sancisce una rottura netta con il passato e che, grazie al semplice aumento di una cifra sul calendario, porta inevitabilmente verso un nuovo inizio, che lo si voglia o meno.

Una condizione che la Juventus, tuttavia, non sembra aver cercato con particolare ostinazione, o quantomeno non con la stessa determinazione mostrata circa due anni fa, quando sulla panchina bianconera approdò uno dei principali antesignani di questo nuovo approccio calcistico. Forse l’unico al tempo in grado di dare una risposta concreta, elemento che si traduce  nella conquista di un risultato tangibile, come la qualificazione in Champions League ottenuta a Bologna.

Juventus
L’URLO DI THIAGO MOTTA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Spalletti, a differenza di chi lo ha preceduto, Thiago Motta, non sembra essere arrivato a Torino sospinto dalla stessa onda emotiva e progettuale che accompagnò l’ex tecnico rossoblù, giunto su quella che è probabilmente la panchina più esposta alla pressione dell’intero campionato italiano.
Una scelta che appariva come il risultato di una semplice addizione: da un lato la volontà di lasciarsi alle spalle il pragmatismo allegriano, dall’altro il desiderio di riprendere in mano il proprio destino, dando vita a un progetto lungo, ambizioso e – almeno nelle intenzioni – esteticamente affascinante, come auspicato dalla dirigenza.

Juventus, a che punto siamo ora?

Se ci si affida alla tecnica del “fast forward”, tanto cara al linguaggio cinematografico, tutte le speranze che avevano accompagnato l’arrivo di Motta sulla panchina bianconera sembrano oggi essersi riversate sull’approdo di Luciano Spalletti.
Un allenatore che, come già accaduto a Napoli, pare aver individuato ancora una volta la formula giusta per risolvere un problema strutturale.

Tuttavia, alla luce degli eventi che hanno preceduto la sua nomina, il quadro appare più complesso. Dalla parabola juventina, che va dalla disavventura di Motta al breve interregno di Tudor — capace prima di condurre la nave in porto e poi di ricondurla pericolosamente verso lo stesso destino da cui l’aveva salvata — fino alla vicenda personale dello stesso Spalletti.
Un tecnico che, dalla possibilità di condannare la Nazionale al terzo Mondiale consecutivo senza tricolore, si ritrova ora a poter ancora inseguire quello stesso tricolore con la Juventus, pur non avendo il pieno controllo del proprio destino.

Questa concatenazione di eventi sembra suggerire come il ruolo di Spalletti non sia tanto quello di inaugurare un nuovo ciclo, quanto piuttosto di traghettare la squadra fino al termine della stagione, per poi valutare risultati e prospettive e decidere se proseguire o meno insieme.
Uno scenario che appare quasi inevitabile, soprattutto considerando che sulla scrivania dell’allenatore toscano non sembra ancora essere arrivata una proposta di rinnovo, nonostante i risultati ottenuti nell’ultimo periodo rendano tale scelta non solo opportuna, ma quasi obbligata in ottica Juventus, anche perché immaginare un candidato migliore, allo stato attuale, appare tutt’altro che semplice.

 

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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