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Lazio, Olimpico deserto: il calcio smette di essere una storia e diventa solo una partita

Lazio, Olimpico deserto: il calcio smette di essere una storia e diventa solo una partita

Lazio, all’Olimpico il silenzio diventa protesta: senza tifo il calcio perde la sua anima e smette di essere una storia

Detto, annunciato, comunicato. Il tifo della Lazio lo aveva anticipato con chiarezza, e lo ha messo in scena nel modo più potente possibile. Durante la sfida contro il Genoa, all’Olimpico è accaduto qualcosa che va oltre il risultato, oltre i novanta minuti: una protesta collettiva, compatta, trasversale.

Non solo la Curva, non solo il tifo organizzato. A farsi sentire è stato l’intero stadio. Dalle tribune fino al cuore pulsante del tifo biancoceleste, tutti uniti da un messaggio comune. Una rarità, nella storia recente laziale.

Per una sera, lo slogan “IL CALCIO È DELLA GENTE” ha smesso di essere una frase simbolica per diventare realtà concreta. Le immagini hanno riportato alla mente sensazioni dimenticate, quasi scomode. Sembrava di tornare all’epoca del Covid: il calcio c’era ancora, il gioco anche, ma mancava l’anima.

Perché il calcio non è solo tecnica o tattica. È rumore. È disagio. È partecipazione.
È il fischio quando la squadra soffre, il mugugno dopo un’occasione sprecata, l’urlo liberatorio quando la palla finisce in rete. Senza tutto questo, resta solo una partita. Non una storia.

E no, non si tratta di stabilire chi abbia ragione. Claudio Lotito ha preso una Lazio sull’orlo del baratro e l’ha riportata stabilmente nel calcio che conta, sfiorando e vivendo l’Europa più volte. Questo è un dato. Ma il calcio non vive solo di bilanci e memoria.

Perché non ci si può crogiolare sugli allori della storia. I tifosi non chiedono l’impossibile, non pretendono di essere ogni anno ultra competitivi. Chiedono di poter sognare, di lottare per qualcosa, di sentire che una stagione abbia un senso.

Ed è qui che entra in scena il silenzio.
Nel calcio, il silenzio è forse il suono più assordante. Dentro lo stadio è qualcosa di innaturale, quasi distopico. Stordisce più di una bomba carta, perché non esplode: scava, amplifica ogni pensiero, rende tutto più evidente.

Uno stadio muto è un paradosso. È il luogo della voce collettiva che sceglie di tacere per farsi ascoltare. E ieri quella scelta è proseguita anche fuori, con Ponte Milvio invaso dai cori di dissenso, fino a ribadire un concetto semplice e definitivo:
“La Lazio è dove sono i laziali.”

Non si è qui per disquisire da che parte stia la ragione.
Ma senza mille parole di contorno, il silenzio ha fatto più rumore del chiasso.

È stato un messaggio netto, impossibile da ignorare.
Perché il calcio può anche andare avanti, ma senza la sua gente smette di raccontare qualcosa.
E ieri, nel vuoto assordante dell’Olimpico, questa verità è risuonata più forte di qualsiasi coro o fischio che sia.

Lazio
ESULTANZA LAZIO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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