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PSG-Bayern Monaco, un altro sport rispetto alla serie A: bisogna sedersi, ringraziare e prendere appunti 

PSG-Bayern Monaco, un altro sport rispetto alla serie A: bisogna sedersi, ringraziare e prendere appunti 

Ieri sera al Parco dei Principi è andata in scena un’incredibile sfida tra PSGBayern Monaco che rimarrà negli annales della Champions League.

Assistere a partite di questo genere è sicuramente una libidine per gli amanti di calcio. Allo stesso tempo però, una gara di questo tipo in un momento storico così delicato per il calcio italiano tra Nazionale e campionato, offre numerosi spunti di riflessione.

Qualche giorno fa è andata in scena Milan-Juventus, quella che sulla carta è una delle migliori partite che la serie A mette a disposizione. I biglietti sono stati venduti a cifre folli, tanto che San Siro non era neanche sold-out e il campo ha parlato chiaro: pochissime occasioni da una parte e dall’altra, nessun tipo di divertimento, una gara noiosa giocata con con il puro fine di portare a casa un punto utile per entrambe e nient’altro da commentare.

Vedere due giorni dopo una partita di questo tipo fa quasi impressione: squadre all’arrembaggio, un talento smisurato da una parte e dall’altra, continue verticalizzazioni e 1 contro 1 e un ritmo fuori controllo. Una gara del genere mette in evidenzia i pianeti di distanza che separano la serie A da questa concezione di calcio, non solo nel talento, ma anche nell’idea e nel principio.

PSG-Bayern Monaco, che ci serva da lezione

PSG-Bayern Monaco
CRISTIAN CHIVU E LUCIANO SPALLETTI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

In Italia le squadre che cercano di attuare un calcio propositivo si contano sulle dita di una mano: sicuramente il Como di Fabregas e l’Inter di Chivu, in parte la Juventus con Spalletti ed il Bologna di Italiano. Squadre che hanno il coraggio di giocare con la difesa a metà campo, che tendono a cercare molto la verticalità e meno il giro palla sterile.

Ovviamente c’è anche una distanza economica evidente che non consente di poter acquistare giocatori di quel livello, tant’è che nei 22 in campo ieri, forse un paio verrebbero a giocare in Italia.

Proprio per questo però, bisogna mettere delle basi importanti che consentano di seminare un’idea e dei principi moderni e che vanno verso questo tipo di calcio, in modo tale che tra qualche anno si potranno cogliere i frutti di questo lavoro e magari il talento invece che acquistarlo, ce lo ritroveremo in casa.

 

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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