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Tattica, disciplina e rispetto, il Mondiale del Giappone inizia così

Tattica, disciplina e rispetto, il Mondiale del Giappone inizia così

Il Giappone al Mondiale 2026 ha mostrato, in una sola partita, tutto ciò che rende inconfondibile la sua cultura calcistica, e non. Rigore tattico, disciplina collettiva e un senso civico che continua a stupire il mondo.

A Dallas, nel 2-2 contro i Paesi Bassi, la Nazionale di Hajime Moriyasu ha offerto uno spettacolo doppio. In campo, con un approccio didattico quasi scolastico, e sugli spalti, con il gesto ormai iconico dei tifosi che puliscono lo stadio al triplice fischio.

Il “metodo Moriyasu”, una lavagnetta per gestire la partita del Giappone

Il commissario tecnico giapponese Hajime Moriyasu è diventato uno dei protagonisti inattesi dell’esordio mondiale. Non per una scelta di formazione o per un cambio azzeccato, ma per il suo modo di comunicare.

Durante la partita, Moriyasu si riferiva ai suoi giocatori mostrando loro una lavagnetta tattica con schemi, frecce, tempistiche, correzioni e micro-aggiustamenti in tempo reale. Un approccio quasi da insegnante, che ha attirato l’attenzione delle telecamere e dei social.

Il ct ha usato un sistema visivo, immediato, pensato per ridurre al minimo le incomprensioni e coordina al meglio la comunicazione tattica, utile soprattutto in un contesto come quello mondiale, dove il rumore dello stadio e la pressione possono distorcere i messaggi.

Il risultato è stato quello di avere in campo una Nazionale capace di tenere testa all’Olanda, pareggiando 2-2 e mostrando una maturità tattica avanzata.

O-soji, la lezione di civiltà del Giappone che conquista il mondo

Se Moriyasu ha rubato la scena in panchina, sugli spalti i protagonisti sono stati i tifosi.

Al termine della partita, come ormai accade da anni, i supporter giapponesi hanno iniziato a pulire la loro zona dello stadio. Sacchi blu in mano e hanno raccolto bottiglie, bicchieri, carte, qualsiasi cosa fosse rimasta a terra. Un gesto semplice, ma potentissimo, che ogni volta diventa virale.

O-soji è la tradizione giapponese della pulizia condivisa, radicata nelle scuole e nella vita quotidiana e i tifosi giapponesi ne hanno fatato un marchio distintivo che li accompagna anche in ogni competizione internazionale. Difatti, non è la prima volta che vediamo queste scenario crearsi alla fine di una competizione sportiva, eppure ogni volta sorprende. Perché i tifosi nipponici ricordano che lo stadio è un luogo di gioco, competizione e divertimento che, a prescindere dal risultato, va rispettato e non consumato.

 

 

Il Giappone, nel suo debutto a Dallas, ha mostrato due facce complementari. Una squadra metodica, guidata da un CT che usa la lavagnetta come un’estensione del suo pensiero. Un popolo educato, che trasforma un gesto di pulizia in un simbolo di identità nazionale.

In un Mondiale spesso dominato da polemiche, tensioni e pressioni, la Nazionale nipponica porta un messaggio diverso. Il calcio può essere disciplina, rispetto e comunità.

 

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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