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Inter, Chivu: “Non ho fatto ritiri, ho dato giorni liberi prima delle partite, tutto questo seguendo l’istinto, la pancia”

Inter, Chivu: “Non ho fatto ritiri, ho dato giorni liberi prima delle partite, tutto questo seguendo l’istinto, la pancia”

Inter: Chivu parla a DAZN: il presidente risponde alle domande dei giornalisti durante l’evento, facendo chiarezza su temi chiave e prospettive future.

Nella giornata di oggi,  il tecnico dell’Inter Cristian Chivu si è concesso a un’intervista a DAZN per rispondere alle domande dei giornalisti. Ecco le sue parole:

 

fuori la sensazione è che la squadra fosse finita. Aveva la stessa percezione? Si era preparato un discorso il primo giorno?
“Ogni volta che preparo qualcosa è finita male (ride, ndr). Non sono il tipo, vado a sensazioni: ho un’idea di ciò che voglio trasmettere e provo a svilupparla, ma non voglio mai parlare troppo perché sono stato anche dall’altra parte e so quando un allenatore che dopo un po’ si perdono tutti i discorsi. lo non ho mai avuto la sensazione che il gruppo fosse finito perché ho apprezzato il percorso che la squadra ha avuto lo scorso anno, il coraggio che hanno avuto nel provare a restare competitivi in tutti i percorsi. I trofei non devono essere un ossessione perché le ossessioni creano aspettative e le aspettative possono fare delusioni.
Nell’Inter non esistono regole, ma esistono standard che devono essere sempre alti. L’idea di base era quella di togliere l’ego, di non pensare all”io” ma al “noi”, che è fondamentale per essere competitivi. Non è stato semplice perché i ragazzi venivano da una grande delusione e non ci sono parole che possono riaggiustare certe ferite, ma ho dato tutto me stesso per trasmettere a loro la mia fiducia, la mia fiducia.

Quanto è cambiata la comunicazione nel calcio?
“A me i 6 anni nel settore giovanile sono serviti a farmi capire che le cose che funzionavano con la mia generazione non funzionano più adesso. Bisogna adattarsi al mondo in cui viviamo e avere una certa sensibilità nel capire come approcciarsi ai ragazzi. Ho imparato tanto a parlare ma non mi accontento: io sono sempre pronto ad uscire dalla mia zona di comfort, non credo che ci sia un’unica cosa giusta da fare. Mi sono sempre messo alla prova, spesso andando contro ai miei stessi pensieri con coraggio. Ci vuole sempre qualcosa di nuovo che crea stimoli e toglie abitudini. Non ho fatto ritiri, ho dato giorni liberi prima delle partite, tuto questo seguendo l’istinto, la pancia. Volevo uscire io in primis da quei luoghi comuni che spesso ha il calcio. Poi se vinci è tutto più semplice perché ti da ragione”.

Lei è mai riuscito a riposarsi durante la stagione?
“Io no, però è stato bello. Giocare ogni tre giorni è dura perché finita una partita non hai tempo di pensare a niente perché dopo poco torni in campo. Una sera mi addormentai guardando una partita, mia figlia entrò in camera da letto e io mi spaventai perché pensavo fossi in albergo con la squadra il girono della partita e che ero in ritardo. Non è semplice, ma ti tiene vivo”.

Che chiave ha utilizzato con Bastoni?
“Prima di tutto l’ho difeso, che per me era la cosa più importante. Fu una serata particolare, soprattutto per ciò che dissi il girono prima in conferenza stampa (“devo ancora vedere un allenatore che riceve qualcosa a favore, si alza e chiede scusa: ci si lamenta sempre quando uno sbaglia”). Era una delle situazioni peggiori che un allenatore potesse affrontare e dovevo scegliere. Ma non perché Bastoni dovesse essere difeso, ma perché ciò che si generò a livello mediatico, andava in una direzione che non mi stava bene. Erano partiti da una simulazione, poi sono arrivati all’esultanza. Sulla simulazione la colpa non è di Bastoni, ma di un protocollo VAR che non poteva intervenire. Poi contino a dire che Kalulu allunga il braccio verso Ale, anche se il tocco è leggerissimo. Ma poi si parlò dell’esultanza e non mi piacque che tanti ex colleghi non capirono quelle che erano le emozioni di una partita. Fu un atto emotivo portato a livelli altissimi. Li mi arrabbiai perché si mise un mio giocatore in piazza per tirargli le pietre, ha subuito una gogna mediatica senza precedenti: non ho mai visto una cosa del genere”.

Come l’ha gestita?
“Non è stato facile. lo ho scelto di schierarmi dalla parte sua e della squadra. Lì ho capito che è meglio che lasci perdere certi valori che vorrei trasmettere a questo mondo, ma pensare agli obiettivi. Ad un certo punto devi accettare che se non ti adatti questo mondo fatto di lupi ti mangia. Allora ho pensato a non perdere la credibilità e la stima dei miei giocatori: sono loro a contare, non ciò che sta intorno. Il messaggio che Bastoni mi scrisse il girono dopo vale più di qualsiasi altra cosa”.

Lui com’è stato dopo quell’episodio?
“Lui ha cercato di nascondere le sue emozioni ma avevamo capito che non fosse un momento facile. Poi lo sappiamo: un episodio negativo non arriva mai da solo. Ha avuto l’infortunio nel derby, la Nazionale… ma lui la faccia ce l’ha sempre messa. poteva essere facile scappare, dire “non me la sento”, e invece lui si è sempre messo a disposizione, è andato in Nazionale con le stampelle. Tutti abbiamo apprezzato questo aspetto e per questo ha ricevuto riconoscenza e amore”.

 

 

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IL PRESIDENTE DELL’INTER GIUSEPPE MAROTTA SORRIDENTE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

 

 

 

 

 

 

 

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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