Ardon Jashari, centrocampista svizzero del Milan, ha parlato dei problemi che ha avuto nel suo primo anno in rossonero.
È costato quasi 40 milioni di euro la scorsa estate, un investimento importante che avrebbe dovuto far cambiare marcia al centrocampo del Milan, eppure la prima stagione in Italia di Ardon Jashari si è rivelata ben al di sotto delle aspettative.
La frattura del perone gli ha fatto saltare la prima parte di stagione, ma anche una volta ristabilito non ha mai avuto la fiducia di Allegri e ha collezionato solo 14 presenze in campionato, di cui 7 da titolare. Ci sarà modo di rifarsi, ora il centrocampista classe 2002 è impegnato ai Mondiali con la sua Svizzera.
Le parole di Jashari sul suo primo anno nel Milan
Jashari ha parlato così ai microfoni de Il Corriere del Ticino.
Le difficoltà incontrate in stagione
“Non è stato facile. Sono arrivato ad agosto e poco dopo è arrivato quel problema al perone che mi ha tenuto fuori a lungo. Quando rientri da uno stop così importante hai bisogno di tempo per ritrovare la migliore condizione fisica e il ritmo partita. Nella parte finale della stagione, quando ho avuto più spazio, credo di aver disputato anche delle buone gare. Sono convinto che il mio vero valore si vedrà quando riuscirò a giocare con maggiore regolarità. Più minuti hai nelle gambe, più cresce la fiducia e più facile diventa trovare l’intesa con i compagni e con il sistema di gioco“.
Il calcio italiano
“La Serie A è molto diversa dai campionati in cui avevo giocato prima. È un torneo molto tattico, con difese sempre ben organizzate e spazi ridotti al minimo. Per questo il gioco a volte è più lento e trovare le giocate in avanti non è mai semplice. È un campionato che ti obbliga a pensare rapidamente e a migliorare sotto tanti aspetti“.
Su Allegri e Modric
“È stato importante sentire la fiducia di Allegri e dello staff durante i mesi più complicati. Inoltre allenarmi ogni giorno accanto a un campione come Modric è stato un grande apprendistato. Guardi come si muove, come interpreta le situazioni, come si comporta dentro e fuori dal campo. Sono dettagli che aiutano a crescere. Mi sono sempre piaciuti giocatori come lui, Rodri, Pirlo, Iniesta: hanno una classe straordinaria, ma soprattutto pensano sempre alla squadra. Sono calciatori che fanno giocare meglio tutti quelli che hanno attorno“.