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Costa d’Avorio senza voce al Mondiale: gli USA chiudono le porte

Costa d’Avorio senza voce al Mondiale: gli USA chiudono le porte

La Coppa del Mondo dovrebbe essere il luogo in cui le culture si incontrano, le passioni si intrecciano e i tifosi diventano parte integrante dello spettacolo.

Per la Costa d’Avorio, però, il Mondiale 2026 negli Stati Uniti si apre con una ferita profonda, l’assenza quasi totale dei propri sostenitori, bloccati dalle restrizioni sui visti imposte da Washington. Una decisione che ha trasformato l’entusiasmo in frustrazione e che rischia di privare gli Elefanti di una componente identitaria fondamentale.

I sostenitori della Costa D’Avorio bloccati

Il presidente del Comitato Nazionale dei Sostenitori degli Elefanti (CNSE), Julien Kouadio Adonis, ha spiegato con parole dure la situazione “I sostenitori hanno rinunciato al viaggio perché lo Stato americano non vuole vedere sul proprio territorio sostenitori provenienti da certi Paesi, tra cui la Costa d’Avorio. Gli Stati Uniti sono stati chiari nel dire che non vogliono vedere i nostri sostenitori.”.

Una dichiarazione che fotografa perfettamente il clima di impotenza vissuto dalla tifoseria ivoriana. L’impossibilità di essere sugli spalti rappresenta un colpo durissimo. Per Adonis, la situazione è “dolorosa”, perché impedisce ai tifosi di adempiere al loro “dovere fondamentale”, cioè quello di sostenere la squadra e rappresentare la cultura ivoriana nel mondo.

Una diaspora chiamata a colmare il vuoto

Karl

Negli anni passati, il CNSE aveva sempre organizzato trasferte strutturate. Decine di tifosi nel 2006, 2010 e 2014, ed un piano per portarne circa 500 negli Stati Uniti per questa edizione. Tutto cancellato.

Alla fine, solo alcuni funzionari sono riusciti ad ottenere il permesso di viaggio, con il compito di supportare la comunità ivoriana già presente oltreoceano. La nazionale dovrà quindi affidarsi soprattutto alla diaspora in Nord America, stimata in oltre mille persone, per provare a ricreare un minimo di atmosfera familiare sugli spalti.

Il caso Costa D’Avorio alimenta le polemiche globali

La vicenda della Costa d’Avorio si inserisce in un quadro più ampio di tensioni legate ai rigidi dispositivi di sicurezza statunitensi, che hanno già colpito altre delegazioni e persino alcuni arbitri selezionati dalla FIFA. Il dibattito internazionale si è acceso, ma la posizione della Federazione resta ferma “Non possiamo intrometterci nelle politiche migratorie di un Paese organizzatore”, ha dichiarato Gianni Infantino.

Una risposta che lascia l’amaro in bocca, soprattutto a chi vede nel Mondiale un’occasione di apertura, non di esclusione.

La Costa d’Avorio, quindi, debutterà negli Stati Uniti senza il suo cuore pulsante sugli spalti. Sarà una sfida nella sfida giocare, competere e provare ad emozionare anche da lontano un popolo che avrebbe voluto esserci, ma che è stato fermato prima ancora di partire.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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